lunedì 17 aprile 2017

Lettera VI

Caro Vitaliano,
ho ricevuto in ritardo molte delle tue lettere e crudele e frivolo sarebbe non indagare le tue sensazioni.
Sono alla ricerca di testimonianze, tracce concrete da opporre alla malinconia delle ombre. Ho a lungo sfidato con troppa audacia e confidenza, hai ragione, cose che non hanno mai risposto.
Ma io ho bisogno di credere qualche cosa assoluta, per andare avanti. Ultimamente invece mi è accaduto di dubitare di troppe verità e ci sono stati dei giorni neri, sfiduciati e senza speranza, in cui ho sinceramente desiderato di morire.
Se tu e il pensiero di te siete la stessa cosa, ti prego di abbandonarmi per un’ora solamente: troppi ricordi di felicità mi riconoscono poco forte, poco decisa ad affrontare i draghi del futuro.
Splendeva ieri sul mare un’allegria luminosa e soave.

Tua  D.


Diverse citazioni da «Lettere da un matrimonio», Vitaliano Brancati e Anna Proclemer, Rizzoli 1978.

1 commento:

  1. Sarà pur vero che le donne possiedono maggior intuito e accoglienza ma io le cose damore più profonde ed elevate le ho sempre lette da un uomo nei vostri confronti.
    Posso harantirti che queste righe lette stasera davanti al mare di Siracusa hanno un sapore incomparabile.

    RispondiElimina