lunedì 23 ottobre 2017

Fabulae poetarum


Ci pensi mai alla gravità dell’autunno che cade nelle foglie, all’edera che cresce sui muri o alle finestre, come tempo che ci chiede spazio?
Le stanze dov’è la nostra vita, in tutto somiglianti a chi siamo diventati, dicono cronache con poca storia: potranno mai contare nelle tasche, in fondo ai cassetti, le assenze in un cinema, quel concerto, una sera sul rapido per Firenze? 
Irrinunciabili miti quotidiani sono gli scarti, gli accumuli immortali al trasloco. Qualcosa che si oppone al vento e a tutto questo secco rosso sotto i nostri passi;
qualcosa di tuo, nella vita che vedi.


Citazione corsiva da Sera di Gian Mario Villalta in Vedere al buio, Luca Sossella editore 2007.
Fabulae poetarum, alla lettera "racconti dei poeti", è l'espressione latina indicante i miti.

lunedì 2 ottobre 2017

Mandate a dire all'imperatore

Tengo per me cos’è il ricordo di una panchina, di noi che piano ci arrendiamo, leggendo Cappello, all’idea di esserci allontanati.
E gli ambasciatori non porteranno pena nel dirmi che adesso sei felice; tristezza sì, nel cuore, in un giorno di subito autunno.
Anche il cielo si tinge di rosa, raggruma nuvole di viola che tu non vedrai (invenzione recente, l’azzurro incostante del sereno) e raccontare vale ancora il gesto se tanto resteranno ferme le ombre, ferma la luce di una corsa non compiuta.
Manderò a dirti che scrivo di te per intervalli regolari di buio, che quando gli imperi crollano si fa vuoto tra le strade, nell’amore.



martedì 19 settembre 2017

Nome astratto

I cinque sensi ci ingannano sul significato della conoscenza: non trovano definizione i capitoli chiusi nei libri, i sorrisi distratti dentro una fotografia, il cesto di frutta che si fa presenza di noi in una casa.
Il pensiero non diventa storia, non riesce a diventare neppure biografia nelle occasioni che sprechiamo prevedendo altre sere in cui guardarci negli occhi.
E se nulla sanno le parole di fronte alle concrete esistenze che incontriamo, abbiamo veramente ricevuto qualcosa di cui essere responsabili? 
Avere riguardo per le piogge, lasciare che un passo possa ancora indovinarci nel buio: solo questo possiamo.

venerdì 30 giugno 2017

Vertere

L’esercizio della traduzione ci impone il rigore, la disciplina delle certe derivazioni lessicali: memorizzare i tempi e il sistema dei casi rende anche i pensieri più intricati delle sequenze scomponibili ed esatte.
I gesti quotidiani ci scoprono invece più fragili, ci illudono di aver inventato noi minuziosi riti d'appartenenza come piegare i vestiti con cura, guardare fuori mentre si fredda il tè, chiudere le persiane prima di concedersi alla notte. Ma la precarietà è permanente e l'equilibrio delle abitudini si scompone non appena il vento delle cose sembra alzarsi, portare scompiglio tra le tende.
Sfogliamo i nostri dizionari, scorriamo con scrupolo ogni voce per evitare un errore e annotiamo a margine insignificanti accorgimenti:
avere riguardo per i temporali, per l'eccezione alla regola da sempre studiata, per le infinite declinazioni del cuore.

domenica 21 maggio 2017

Fotosensibili

Le lezioni dei tronchi d'ulivo vicini al mare sanno ancora dirci tanto sullo scorrere del tempo, sui segni che lasciano i venti, il sale, gli improvvisi freddi.
Se solo fossimo pellicole, in una camera oscura, ancora in tempo per rendere visibili le rughe e il curvarsi su se stessi, come prove della resistenza al suolo anche povero, potremmo forse crescere, contare gli anni senza una sterile verticalità.
E imparare dai rami, oranti al cielo, a chiedere infinito aiuto, a farsi bastare l'aria, la luce, gli orizzonti del cuore.

lunedì 17 aprile 2017

Lettera VI

Caro Vitaliano,
ho ricevuto in ritardo molte delle tue lettere e crudele e frivolo sarebbe non indagare le tue sensazioni.
Sono alla ricerca di testimonianze, tracce concrete da opporre alla malinconia delle ombre. Ho a lungo sfidato con troppa audacia e confidenza, hai ragione, cose che non hanno mai risposto.
Ma io ho bisogno di credere qualche cosa assoluta, per andare avanti. Ultimamente invece mi è accaduto di dubitare di troppe verità e ci sono stati dei giorni neri, sfiduciati e senza speranza, in cui ho sinceramente desiderato di morire.
Se tu e il pensiero di te siete la stessa cosa, ti prego di abbandonarmi per un’ora solamente: troppi ricordi di felicità mi riconoscono poco forte, poco decisa ad affrontare i draghi del futuro.
Splendeva ieri sul mare un’allegria luminosa e soave.

Tua  D.


Diverse citazioni da «Lettere da un matrimonio», Vitaliano Brancati e Anna Proclemer, Rizzoli 1978.

lunedì 20 marzo 2017

Esopianeti

Gli anni luce ci lasciano immaginare altissime possibilità dell'azione, immensità di vuoto interstellare in cui riservarsi il buio necessario al pensiero.
Lo spazio-tempo sulla terra, invece, ci muove a velocità incostante e, insieme, precisissima: se i rapporti umani tracciassero linee verticali su fili di tungsteno, brilleremmo ancora in quelle stanze in ombra dove inventiamo l'essere ancora noi? Ci arrendiamo al codice dell'amore, il nostro passato spegne via via stelle, pianeti di nostalgie, e tace sempre la paura che galassie troppo lontane aspettino solo una scoperta,
che si avanzi a tentoni nella scienza del cuore.

domenica 12 febbraio 2017

Lettera V

Caro Roberto,
ci scriviamo ancora con discrezione delle nostre inquietudini.
Rimanderò ancora i ringraziamenti, la gratitudine che vorrei passasse dagli occhi, se solo si incontrassero, prima o poi, la tua sensibilità e la mia.
La poesia in una serranda ormai chiusa a tarda notte, le vite che si raccontano con il fumo, il dolore, la magia di non sapersi simili, è tutto quello che porto con me dopo le parole stellari, le nostre viltà. Ti saluto adesso da ogni angolo della casa, ché quando il ricordo si fa ingombrante mi torna in mente che volevamo costruire una libreria in cucina. Un vero ricettario, perché secondo me nella vita non si dovrebbe fare altro che cucinare
anche se poi non si mangia quasi niente.

D.



Citazione corsiva da Il disegnatore di alberi di Roberto Amato, Elliot Edizioni 2009.

giovedì 26 gennaio 2017

Apart

Abbiamo accettato il rischio che l’elenco delle inadempienze diventasse con il tempo l’essenza stessa dell’azione.
Le traiettorie di una corsa possono far male se finiscono per dirci chi siamo, se siamo diretti in un altrove: hai mai pensato che potremmo rivederci prima o poi e completare una ad una le cose non dette, le infinite negazioni di noi nelle stelle?
Formuliamo ancora vani progetti contro l’indolenza: se tutto è adesso, in questo momento, e dovunque nel mondo sarà possibile amare, essere riamati, ci sarà posto sempre allora per l’irrequietezza delle radici? 
Avevamo l'inesperienza necessaria per andarcene, dicevi, e ce ne siamo andati tutti e due, 
ma soprattutto tu.

domenica 15 gennaio 2017

Cardiologia

Bere più acqua contro le malinconie dei nostri occhi è tra gli avvertimenti del nuovo anno con il proposito, da sempre rinnovato, di proteggere il ricordo di mancate carezze con guanti di lana più spessi.
Contare uno ad uno i passi visibili nella neve non dice molto di come finiamo per trovarci o perderci per strada: pezzi di noi che sembravamo difendere con mirabile ostinazione potrebbero finire presto nell’elenco delle qualità perdute e nulla valgono preventive terapie per la cura dello smarrimento.
Ricette mediche tentano di darci, ogni stagione, sorprendenti rimedi contro il dolore: da qualche parte nel mondo non sanno ancora quanto male ci siamo fatti io e te con il silenzio, nel cuore.