mercoledì 9 novembre 2016

Proprietà transitive

Con A uguale a B, in relazione a C, impariamo sin da piccoli a ragionare per transizione: i sillogismi ci aiutano ad accettare le apparenti incongruenze dei sentimenti, a creare linearità inaspettate tra gli eventi.
Ma, malgrado gli sforzi, le proporzioni non tornano, e le frazioni spaventano per l’abisso incolmabile tra la parte infinitesimale che resta di un tutto. 
Definizioni grammaticali non vengono in soccorso laddove il senso delle cose sembrerebbe oscuro: se ricordare, trattenere, amare, fanno transitare un oggetto, ma questo sfugge, svanisce con il tempo fino a scomparire, cosa resta se non complementi indiretti, innumerevoli preposizioni che tentano di colmare un’assenza?
Quando la logica non tiene, anche la matematica ammette le sue eccezioni, apre varchi di possibilità insperati, ci parla dell’infinito e ci illude che la linea retta del cuore, prima o poi, ci arriverà.

2 commenti:

  1. Per logica tu non dovresti scrivere ed io commentare. Si vive di utili illusioni.

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  2. Questo è un invito che spero tu accetterai

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