domenica 24 aprile 2016

Realia

Il cielo è sempre violento con noi.
Ci illude che le cose possano passare come passano i colori dall’azzurro al rosso cupo.
Abbiamo resistito a lungo nel non dirci della malinconia delle domeniche pomeriggio: ci affezioniamo a colori di copertine, tazze sbeccate. scontrini stropicciati, qualche matita.
Miopi verso la cura degli argini e dei confini fragili della comunicazione speriamo che i bordi del cuore sfumino in un magenta delle sei, dopo il temporale.
Ma di aria siamo quasi e si fa esperienza, per caso, la finestra che chiude le nuvole più in là, prima della sera.
Hai paura del buio, tu?


«Abbiate cura degli argini,
se ancora lo potete. Custodite
i muri, i confini fragili.
Oltre è paura, è furia».

Fabio Pusterla, Bois de la folie.

lunedì 18 aprile 2016

Necessitudo

“Non perdere neanche un ricordo”. Anche il crudele avvertimento dei social al mattino mi parla di te.
Se potremo un giorno guardarci indietro senza alcun coinvolgimento, percepiremo ancora soltanto il confine, l’attimo che ci ha resi satelliti di un’assenza buia e senza necessità.
Nella grammatica della felicità, mi ha detto, bisognerebbe negare il condizionale passato: avremmo forse superato queste alluvioni, questi miei crolli del cuore?
Il cortile alla finestra mostra ogni sera le luci di una vita che sfugge alla normale legge del tempo: i gatti sembrano lì da sempre, guardano immobili le ombre, gli alberi, noi due che ci siamo cercati in un altrove.
Il passato, da pochi minuti, è solo remoto.