giovedì 4 febbraio 2016

Lettera IV

Caro Giovanni,
ancora altri due inverni e terminerà questa storia.
Ho provato a nascondere i suoi fogli sotto il letto, tra un libro e un altro sugli scaffali. Ho depistato per un po’ la polvere, il gatto.
Tento come posso di fare ordine tra i convincimenti, con l’idea che si possa, per esempio, tornare ad amare qualcuno senza paura alcuna.
La tua felicità, la tua resistenza alla mia inesistenza battono il cuore quando è triste e torna a bussare il pensiero di un errore, un grande errore di pronuncia, il tuo affetto.
Ti ammira mezza zolletta di zucchero, e una goccia di miele cade come oro sulle tue dita: chissà lui cos’ha in mente chissà in me cosa vede.
Chissà cosa ama se pure ama.




Citazione corsiva: La Bovary c’est moi I, Giovanni Giudici, da Autobiologia, in I versi della vita, Mondadori 2000.

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