venerdì 29 gennaio 2016

Ritualità

La necessità di abbandonarsi per sempre ha richiesto, nell’ordine, dolore, rabbia, gentilezza.
La cura che dedichiamo a una perdita si muove lungo l’onda della banalità delle abitudini, delle attenzioni quotidiane da lasciar cadere in un cassetto, nelle soffitte.
(Ho teso per lungo tempo gli occhi alla tua finestra, e l’illusione di saperti ancora sveglio coccolava la convinzione di conoscere la tua vita).
E se in due siamo stati davvero quello che oggi riusciamo a ricordare, cosa potrei dire del vuoto che scorgo chiudendo gli occhi nel cuore?
Ho deciso di essere gentile con te, con noi, e pensare con tenerezza al giorno in cui ho smesso di amarti e ho permesso alla dimenticanza di parlare di ciò che non siamo. Che non saremo più.
Era un rito, più di altri, il nostro non averlo detto mai.

lunedì 18 gennaio 2016

Pomeriggio

Un tavolino di un bar può far male se vuoto di noi, se sbeccate restano le tazze macchiate di un rossetto poco acceso.
I pomeriggi sono uguali per tutti, mi dico: eravamo così banali, così distratti nel rito del parlarsi, del ritrovarsi che quasi non ricordo se quel giorno fossero accese o spente le luci intermittenti di un albero, a Natale.
Il tempo della memoria, più di me, racconta il peso del passato: solo oggi ho visto le ortensie secche in giardino come specchio degli occhi spenti di mia nonna.
Lontanissimo, mi sembra, un principio di primavera.