sabato 7 novembre 2015

Lettera III

Cara Agota,
ho superato anche io il confine: era notte fonda e le guardie mi urlavano di far presto perché mai avrei avuto il tempo di ritrovare il sentiero.
Sogno un poco, ma non veramente e reinvento il dizionario delle cose da non dire mai più: lealtà, amore, mandorle amare.
E se il dolore svanisce lungo il tempo dell’abitudine, se scrivere può, deve, scavare i tuoi occhi di gioia, allora dimmi dove trovare i tuoi frutti, le tue città lontane.
Ho imparato a parlare di me nella lingua del pianto e ho riparato ieri, senza di te, il cassetto delle posate in cucina: c’è ancora tempo, che ne dici, per un sillabario del cuore?


introrsum dolorem abde et contine, ne appareat
(Seneca, Dial. II, 5,5)



Citazione corsiva da Ieri di Agota Kristof, Einaudi 1997.

2 commenti:

  1. Daniela il livello della tua scrittura è persino disarmante nel panorama della blogo sfera. Vorrei col tuo permesso citarti su twitter, trascrivere frammenti della tua opera con il loro doveroso e regolare link d'autore. Se mi dai il permesso naturalmente. Altrimenti me li godrò in solitudine

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    1. caro Enzo, sempre gentilissimo. Certo che puoi condividere! un caro saluto

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