domenica 29 novembre 2015

Afterglow

Le altezze soltanto valgono a raccontare la persistenza di noi in questo inverno: gli stormi di uccelli che migrano incantano anche il vento, le tue lontananze.
Poche luci si mantengono oltre i tetti e i riverberi del tramonto dondolano il ricordo di un nostro incontro.
Sono, oggi, più sensibile alla studiata felicità (sola felicità possibile) di questi risultati che sembrano (devono sembrare) doni del cielo e implicano invece tutto un atteggiamento e un’esperienza.
Ho paura, da quassù, che niente tornerà indietro se non poche nuvole bianche, qualche stella e un’impercettibile sensazione di esattezza. 


Ci duole sostenere quella luce tesa e diversa,
quella allucinazione che impone allo spazio
l’unanime paura dell’ombra
e che cessa di colpo
quando notiamo la sua falsità,
come cessano i sogni
quando sappiamo di sognare.
Borges, Afterglow in Fervore di Buenos Aires, 1923.


Citazione corsiva dalla lettera di Calvino a Mario Socrate, Roma, 6 maggio 1982.


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