domenica 29 novembre 2015

Afterglow

Le altezze soltanto valgono a raccontare la persistenza di noi in questo inverno: gli stormi di uccelli che migrano incantano anche il vento, le tue lontananze.
Poche luci si mantengono oltre i tetti e i riverberi del tramonto dondolano il ricordo di un nostro incontro.
Sono, oggi, più sensibile alla studiata felicità (sola felicità possibile) di questi risultati che sembrano (devono sembrare) doni del cielo e implicano invece tutto un atteggiamento e un’esperienza.
Ho paura, da quassù, che niente tornerà indietro se non poche nuvole bianche, qualche stella e un’impercettibile sensazione di esattezza. 


Ci duole sostenere quella luce tesa e diversa,
quella allucinazione che impone allo spazio
l’unanime paura dell’ombra
e che cessa di colpo
quando notiamo la sua falsità,
come cessano i sogni
quando sappiamo di sognare.
Borges, Afterglow in Fervore di Buenos Aires, 1923.


Citazione corsiva dalla lettera di Calvino a Mario Socrate, Roma, 6 maggio 1982.


sabato 7 novembre 2015

Lettera III

Cara Agota,
ho superato anche io il confine: era notte fonda e le guardie mi urlavano di far presto perché mai avrei avuto il tempo di ritrovare il sentiero.
Sogno un poco, ma non veramente e reinvento il dizionario delle cose da non dire mai più: lealtà, amore, mandorle amare.
E se il dolore svanisce lungo il tempo dell’abitudine, se scrivere può, deve, scavare i tuoi occhi di gioia, allora dimmi dove trovare i tuoi frutti, le tue città lontane.
Ho imparato a parlare di me nella lingua del pianto e ho riparato ieri, senza di te, il cassetto delle posate in cucina: c’è ancora tempo, che ne dici, per un sillabario del cuore?


introrsum dolorem abde et contine, ne appareat
(Seneca, Dial. II, 5,5)



Citazione corsiva da Ieri di Agota Kristof, Einaudi 1997.