venerdì 23 ottobre 2015

Lettera II

Caro Calvino,
tutto si rivela nella sua composizione ultima, più piccola e più insignificante e guardare le stelle non è più così d’aiuto come un tempo quando l’immensa incommensurabilità ci lasciava sperare in un ordine, in un’idea di insieme.
Ho cercato te, ieri, negli occhi di chi, di lì a poco, mi avrebbe amato, nelle parole che mi avrebbero scritto: un viaggiatore sa dove fermarsi, dove sentirsi a casa – mi hai detto sorridendo e muovendo in quel modo buffo la penna a mezz’aria.
Ho visto il tuo treno partire anche stanotte, ho implorato la nebbia di farsi insonne malinconia nel cammino.
Le more di rovo in fondo alla strada sanno ancora di buono, ricordi?


D.

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