giovedì 13 agosto 2015

Lettera X

Caro Poeta,
le piogge hanno guidato la nostra corsa in direzioni diverse, posso giurarlo.
Quella che ti scrivo è l’ultima carta rimasta: la scatola è vuota delle tue risposte (non aspetto più quella citazione, gli auguri e qualche scusa) ed io seguirò il suo consiglio: Tra una cosa e l’altra ci si può salvare e la miglior prova che valiamo qualcosa sta nell’aver fatto qualcosa per gli altri. Ci credi?
Lì dove vanno le cose non dette ci aspetterà il colore di un passato che non chiede altra luce e il suono di un desiderio mai ballato insieme: ti lascio una poesia (quanti gli uomini che scrivono meglio di me),
ti lascio.
D.


Bisognerà che qualcosa ne faccia comunque
di queste lettere.
Che le usi per venire da te o per allontanarmi.
Per essere qualcosa di tuo ma non esattamente
di quello che ti appartiene
(un luogo una casa un vestito).
No
voglio essere tutte le cose che desideravi
e non si sono avverate perché tu gli hai remato contro.

Mi spiace dirti una cattiveria così dolce
(dolcissima)
che giustamente
ti farà disperare.


Citazione corsiva dalla lettera di Cesare Pavese a Fernanda Pivano del 4 giugno 1943. 

Poesia di Roberto Amato, Il disegnatore di alberi, Elliot Edizioni 2009.

martedì 4 agosto 2015

Lettera IX

Caro P.,
riuscirai mai ad essere leale con me?
Le stagioni tengono in vita il rischio di una nostra possibile conversazione: le lettere soltanto possono ancora parlare di te, dell’avventatezza con cui ho scommesso sulla tua bellezza, sulla nostra complicità. Ma a restare è l’odore di sale sulla pelle, i libri di Fortini e della Carson (l’analisi si fa più sottile e insidiosa nelle pieghe di una nostra imperfetta possibilità narrativa) e il rimprovero per le mie ingenuità.
L’ultimo frammento di Carver risuona alto al tuo passaggio: quasi niente resta uguale a se stesso dopo l’amore, dopo la sua fine.

D.

E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?