lunedì 22 giugno 2015

Lettera VIII

Caro P.,
hai contato le estati che ci uniscono? 
Il treno che costeggia il Tirreno mi porterà da Pavese in un attimo: le esplosioni nel cielo ci avvertono che è normale avere paura, essere cauti e continuare ad indagare le qualità umane come fossero indizi della nostra appartenenza.
I suoi anelli segnano, tre le mie dita, le promesse di una più lunga serenità: Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? - mi ha letto appena svegli, versando il caffè.
Farà attenzione alla pioggia, ai fiori, ai solstizi del cuore.
Saremo amici, io e te, d’ora in poi?


Per l'altezze l'amai del suo dolore; 
perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra, 
e tutto seppe, e non se stessa, amare.

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