mercoledì 27 maggio 2015

Nonluogo

Studiavamo attenti l’implosione delle nostre aspirazioni e il loro esplicarsi nella mania degli oggetti: la casa che abiti avrà ancora il parquet e i libri in sequenza sulle scale?
L’arte informale, diceva, ridava azione, intenzione all’atto costitutivo della pittura: i sacchi di Burri, la foto di Erwitt in un bianco e nero della vita in cornice (avremmo seguito poi la luce sulle tegole, nei vicoli di Pistoia).
Creiamo luoghi, cerchiamo spazi, li arrediamo nell’ultimo tentativo di appartenenza dei ricordi.
I corpi abbracciati, avevi ragione, sono nomadi irrequieti che sognano, dopo l’amore, la felicità.

2 commenti:

  1. Anni fa ti incrociai per caso sul web e rimasi attonito davanti al livello di quello che scrivi. Te ne parlai in qualche commento episodico...non so perchè ma la qualità dei tuoi articoli e la loro incommentabilità mi hanno sempre lasciato silenzioso. Anche questo in verità non è un commento: l'appartenenza dei ricordi, i nomadi irrequieti che sognano, il concetto di arte informale ne converrai non sono commentabili quando già perfettamente delineati.La mia presenza qui è un invito a casa mia se vuoi, a me farebbe molto piacere. Ciao

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    1. Enzo, sempre gentilissimo. Passo presto, un caro saluto.

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