mercoledì 27 maggio 2015

Nonluogo

Studiavamo attenti l’implosione delle nostre aspirazioni e il loro esplicarsi nella mania degli oggetti: la casa che abiti avrà ancora il parquet e i libri in sequenza sulle scale?
L’arte informale, diceva, ridava azione, intenzione all’atto costitutivo della pittura: i sacchi di Burri, la foto di Erwitt in un bianco e nero della vita in cornice (avremmo seguito poi la luce sulle tegole, nei vicoli di Pistoia).
Creiamo luoghi, cerchiamo spazi, li arrediamo nell’ultimo tentativo di appartenenza dei ricordi.
I corpi abbracciati, avevi ragione, sono nomadi irrequieti che sognano, dopo l’amore, la felicità.

domenica 10 maggio 2015

Lettera VII

Caro P.,
hai ricevuto il mio regalo?
Ho seguito i tuoi consigli: ho continuato ad essere curiosa del mondo e parlo di te come del più grande ed eroico abbandono della nostra vita.
È la presenza, che nel momento del bisogno può decidere tutto, essere di sollievo per tutto, dare forza a tutto, diceva Carlo quella sera al caffè, ti ricordi? Ci ho ripensato giorni fa, sulla spiaggia di Cervia: centinaia di aquiloni si scontravano nel vento, il cielo sembrava non essere mai stato così vicino e tu tra colori d’aria e di sabbia, tu avresti corso tra i fili di cotone del drago che riuscivo a far volare.
Ti scrivo, adesso, da Còrdoba: potevo amarti: ti ho amato: (e che importa?):

D.




Riferimenti in corsivo: Lettera di Goethe alla Signora von Stein del 24 maggio 1776 ed Edoardo Sanguineti, in Cose, n.23.