martedì 24 marzo 2015

Lettera V

Caro P.,
avremo mai sogni solo nostri?
I riflessi delle cose, quando il tempo non è che un’immagine mobile del sempre, mi hanno parlato di te: i minareti sullo sfondo, a guida delle veglie, indicano ancora il nostro oriente.
I mercati dell’alba, il miele tra le mandorle e le carezze, come silenzi di cumino e nocciole: tutto sembra segnare le strade della nostra appartenenza. E la gioia della tua fuga, l’orgoglio della tua sconfitta mi danno oggi la forza di scriverti, in ritardo, i miei proponimenti. 
Sono mesi, anni, che non ti amo.
Alcune cose, più forti di altre, annunciano primavera.

D.




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