venerdì 6 marzo 2015

Lettera IV


Caro P.,
ieri sono stata al concerto di cui ti ho parlato, ho cucinato per la restante parte del giorno ed ho iniziato a ballare.
C’è libertà e rivoluzione nei tuoi sogni, mi hai scritto nella tua ultima lettera: gli abbandoni lasciano oggi un sapore di mandorle amare e penso a quanto sarebbe bello,  a volte, lasciare la presa, correre ancora e non avere più amore per te, o per Carver. Fa lo stesso. Chi è nato per creare racconti o poesie non s’accontenta di innamorarsi, giacché all’amore manca, per essere un’opera d’arte, la costruzione intellettuale autonoma. Dico bene?
Ho bisogno che tu abbia gli occhi aperti, che mi chiami stanotte e mi chiedi di smettere di farmi del male. Lo farai?


D.


Citazione corsiva: Lettera di C. Pavese a Fernanda Pivano, Gressoney, 30 agosto 1942.

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