martedì 24 marzo 2015

Lettera V

Caro P.,
avremo mai sogni solo nostri?
I riflessi delle cose, quando il tempo non è che un’immagine mobile del sempre, mi hanno parlato di te: i minareti sullo sfondo, a guida delle veglie, indicano ancora il nostro oriente.
I mercati dell’alba, il miele tra le mandorle e le carezze, come silenzi di cumino e nocciole: tutto sembra segnare le strade della nostra appartenenza. E la gioia della tua fuga, l’orgoglio della tua sconfitta mi danno oggi la forza di scriverti, in ritardo, i miei proponimenti. 
Sono mesi, anni, che non ti amo.
Alcune cose, più forti di altre, annunciano primavera.

D.




lunedì 9 marzo 2015

Le Logge

Non sai dove vivo, non so dove vivi e con chi. Ma lo troviamo irrilevante, convinti come siamo che le unicità sfuggano, per proprietà intrinseche, alla mediocrità.
Ci siamo sbagliati ieri notte al caffè: le luci ingannano i sentimenti e le equazioni, si sa, tardano a svelarsi se a continuare è il gioco dei tuoi occhi sulle mie labbra.
"Le poesie sono come specchi in una stanza perfetta, per due come noi" hai detto: Leonard Cohen suonava al balcone e bevevamo ancora gin. Crederti era, in fondo, la sola cosa che volevo.

venerdì 6 marzo 2015

Lettera IV


Caro P.,
ieri sono stata al concerto di cui ti ho parlato, ho cucinato per la restante parte del giorno ed ho iniziato a ballare.
C’è libertà e rivoluzione nei tuoi sogni, mi hai scritto nella tua ultima lettera: gli abbandoni lasciano oggi un sapore di mandorle amare e penso a quanto sarebbe bello,  a volte, lasciare la presa, correre ancora e non avere più amore per te, o per Carver. Fa lo stesso. Chi è nato per creare racconti o poesie non s’accontenta di innamorarsi, giacché all’amore manca, per essere un’opera d’arte, la costruzione intellettuale autonoma. Dico bene?
Ho bisogno che tu abbia gli occhi aperti, che mi chiami stanotte e mi chiedi di smettere di farmi del male. Lo farai?


D.


Citazione corsiva: Lettera di C. Pavese a Fernanda Pivano, Gressoney, 30 agosto 1942.