giovedì 29 gennaio 2015

Lettera II

Caro P.,
ho letto ieri Filò, in queste notti che il vento chiama e divora, e mi ha molto annoiata.
Quando ti rivedrò?
Ho pensato tanto a quello che ti ho detto, che non mi hai chiesto, durante le nostre chiacchierate e so ormai da tempo quanto poco tu sappia di me, dei miei umori, delle mie fantasie. Mi aggrappo a questi vuoti, oggi, quasi fossero soste obbligate per la mia indolenza, per il mio disprezzo (ho terminato l’articolo per il giornale, fatto il bucato e consegnato i documenti per la partenza). 
M’illudo ormai da troppo tempo di poterti raggiungere in queste finzioni in advenire: sarebbe stato eroico chiamarmi, usare il mio nome, amarlo persino. 
E non ti dirò di Seneca, della fine, della forza che ci chiede: ho l’impressione che non ci vedremo mai più.

D.


(Ispirazione: Lettera del 21 febbraio 1935 di Irma Brandeis ad Eugenio Montale)

sabato 17 gennaio 2015

Lettera I

Siena, 17 Gennaio 2015
Caro P.
sono arrivata da due giorni. Piove ancora e nel giardino della sala grande hanno tagliato durante le vacanze tutta la legna. Quando verrai a trovarmi?
Le tue ultime due lettere erano così piene di silenzio e di rabbia e di fuoco. Non mi è riuscito mai di ricordare di quale libro mi parlasti quella sera, al buio – la tua fronte era per me, allora, l’unico incanto , me lo invieresti?
Ho iniziato a leggere tante di quelle corrispondenze che forse, chissà, ti scriverò frasi d’amore non mie, senza saperlo. Ma tue da sempre, 
tua da sempre.
D.