lunedì 11 agosto 2014

Le fate ignoranti

Si potrebbe, di comune accordo, parlare con elenchi.
Le camicie, i colori degli anelli, le case in cui ho abitato, le decisioni sbagliate, i film visti al cinema: tutto si opporrebbe alla tua dimenticanza.
Sapevamo entrambi le coordinate sul planisfero della destinazione: il colore del cielo, che faceva male, la guida, il sentiero.
Ma le rotte cambiano, i libri si chiudono sull’ultima pagina e si fanno spazio dentro al cuore con le parole (sempre troppo poche, le tue, sempre troppo poco, tu, per restare) ed io da mesi non leggo che poesia.
Le tue bugie hanno risposto stanotte tra le stelle: fai a pezzi un bicchiere, raccogli i vetri sul pavimento e lascia qualche scheggia, poche, sul tuo nome.




Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli

3 commenti:

  1. ah ci vorrebbero le fate gnocche, oppure una bussola più forte per le rotte che cambiano all'improvviso, tutto allora filerebbe più liscio...

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  2. scrivo una mail ad Ozpetek, se ne occuperà lui e magari vien fuori qualcosa di più carino dei suoi ultimi film :P

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  3. Probabilmente l'ultimo mio commento in rete in questa blogosfera: mi piace lasciarlo qui da te perchè attraversi l'ignoranza dello spazio e del tempo con una lucidità sognamte e ferrea. Resta in rete Daniela come sai e puoi, leggerti sa di vita e cultura, cosa rara e preziosa.

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