mercoledì 23 luglio 2014

Pi greco


Abbiamo visto entrambi le onde andare e venire per ore (reggevamo allora il silenzio senza avvertire il vuoto, la paura di una mancanza di senso tra noi).
E cercavi di spiegare in quel modo buffo il perché della luna così rossa, così lontana ed io ti credevo, in silenzio.
Ed ora invece sento tutti i rumori dell’universo: uno sciame di meteore in arrivo stanotte, la luna assai vicina, la radiazione cosmica di fondo tra i canali della radio, l’acqua che si fa ghiaccio in freezer, il biglietto strappato per venire da te.
Guarda il cielo pieno di grigio sul mare: le nuvole, solo loro, hanno ancora la forza di piangerci intorno.
Le lacrime si asciugano al sole.
Ne sono certa.



Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.

2 commenti:

  1. Capita di voler chiudere i confini, di voler sapere se una storia è davvero una storia d'amore o se invece è una storia che snoda i suoi fili in un territorio pù vasto. Capita poi che al terzo capoverso una leggera vertigine ti riporti sulla strada giusta, quella che non ha bisogno di definizioni precise.
    Ho provato a guardare dalla parte dello jonio, il lato del mare è uguale per entrambi, e la sera si è sciolta così per una sorta di incanto lirico che ogni volta è un miracolo.
    Non ti dirò più che pubblichi gemme di vaòlore assoluto.

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  2. bisogna fare tanto silenzio intorno per poter ascoltare le cose che feriscono, che deludono per poi finire.
    ti ringrazio, Enzo

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