giovedì 18 dicembre 2014

Interno due

Parola e cosa vanno a rapporto per frazioni infinitesimali del pensiero: dare un nome alle cose, alle persone, a te.
Era forse un gioco il campanello (il calendario avrebbe segnato in rosso il tuo arrivo, allora) e le insonni malinconie del caffè. 
Il forno è già caldo, la torta ha lasciato tracce di cioccolato sul foglio e ridi del timer, sul frigo: non esisterà il tempo se continui a contarlo, mi hai detto, mostrandomi le dita impiastricciate.
Contiamo i nostri baci, ti rispondo, ché l’inverno ha gradi troppo alti di felicità.



La forza di luglio era grande.
Quando è passata, è passata l’estate.
Però l’estate non è tutto

sabato 29 novembre 2014

Zabaione di Stendhal

Abitare lungo il fiume, dicevi, sarebbe stato pericoloso.
Non ci avrebbe dato tregua, del resto, il rumore dei battelli, degli uccelli o la tentazione di affacciarci alla finestra per scorgere i diversi colori della luce sull’acqua, sotto i ponti.
Ti perseguitava la voce intatta delle lettere: quale ricordo valga la pena di raccontare di te, il tempo che scorre, la pioggia che batte.
Avevi fretta di andare. Il fiume trascina, straripa, inonda i nostri libri e cancella le navi pronte per ogni tempesta: scavare pozzi, fondare città,
sentirsi a casa nella tua assenza.

martedì 28 ottobre 2014

Lacrimae rerum

Lo specchio rivela ogni giorno, nel dettaglio, il trascorrere del tempo. I capelli crescono e tu non scrivi più ormai.
Ci muoviamo tra gli oroscopi da anni senza che la luna percepisca i nostri salti, le nostre ambiguità: potrò guardarti negli occhi quando la luce avanzerà nel suo giro?
Nous vivons dans l'oubli de nos métamorphoses, diceva, mentre il tè implorava il miele ed io imploravo te di essere forte, di non aver pietà.

Alcune cose, più di altre, fanno male alla memoria:


At regina dolos (quis fallere possit amantem?) praesensit.

giovedì 18 settembre 2014

Notizie dal diluvio

“Attenuanti sentimentali” mi era parso, sin dall’inizio, un bel titolo.
E del fatto che le cose ritornino ciclicamente ci avverte anche il gatto, in giardino, già timoroso dell’autunno sotto i gerani: porre fine alle pretese e alle spiegazioni è già il segnale di una nuova, diversa stagione?
Si svuotano di colpo i cassetti per far spazio alle sciarpe. Sarò lì presto, mi hai detto, fingendo progetti che ora il tetto stenta a sopportare (le tue leggi cederanno prima o poi e con loro l’indirizzo delle tue debolezze: ignori tutto, si sa, delle mie fughe e dei tradimenti di me).
Piove dal soffitto stanotte, ti rispondo, e nulla avrà pietà dei nostri sentimenti: il treno delle tre o le nostre carezze tra gli ombrelli.
La vita è così puntuale, dopo di te.



Ormai tutto è fruscio di conchiglia, 
impalpabile cenere. In tutto
è il rimpianto del non-accaduto, un sentore di lutto.
Così se ne va per il mondo la gioia, la giovinezza, 
lasciandoci obliqui, appassiti, di pezza.

lunedì 11 agosto 2014

Le fate ignoranti

Si potrebbe, di comune accordo, parlare con elenchi.
Le camicie, i colori degli anelli, le case in cui ho abitato, le decisioni sbagliate, i film visti al cinema: tutto si opporrebbe alla tua dimenticanza.
Sapevamo entrambi le coordinate sul planisfero della destinazione: il colore del cielo, che faceva male, la guida, il sentiero.
Ma le rotte cambiano, i libri si chiudono sull’ultima pagina e si fanno spazio dentro al cuore con le parole (sempre troppo poche, le tue, sempre troppo poco, tu, per restare) ed io da mesi non leggo che poesia.
Le tue bugie hanno risposto stanotte tra le stelle: fai a pezzi un bicchiere, raccogli i vetri sul pavimento e lascia qualche scheggia, poche, sul tuo nome.




Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli

mercoledì 23 luglio 2014

Pi greco


Abbiamo visto entrambi le onde andare e venire per ore (reggevamo allora il silenzio senza avvertire il vuoto, la paura di una mancanza di senso tra noi).
E cercavi di spiegare in quel modo buffo il perché della luna così rossa, così lontana ed io ti credevo, in silenzio.
Ed ora invece sento tutti i rumori dell’universo: uno sciame di meteore in arrivo stanotte, la luna assai vicina, la radiazione cosmica di fondo tra i canali della radio, l’acqua che si fa ghiaccio in freezer, il biglietto strappato per venire da te.
Guarda il cielo pieno di grigio sul mare: le nuvole, solo loro, hanno ancora la forza di piangerci intorno.
Le lacrime si asciugano al sole.
Ne sono certa.



Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.

giovedì 17 luglio 2014

Tappeti

La giustificazione, chiedevi, di una pagina: (giochi su giochi, giorni di pioggia) come fossero anni di noi mancati all’appello di una rigorosa punteggiatura.
Troppi bambini intorno per essere sinceri, quel giorno al caffè: avremmo contato più tardi le sillabe della disattenzione e la crudele mancanza di cura, di cure.
(E l’atto della ricostruzione altro non è se non la fermezza di un volere più alto di sé o si estingue nell’orgoglio l’amore che c’era ed oggi è più forte?).
Un mucchio di lettere a promemoria delle soste del pensiero: erano quasi grigi i tuoi occhi quel giorno,
come la luna, al mattino, nelle storie persiane.


Io non c’ero… adesso però sto con te
- dalla tua parte -

a passeggio insieme sul ciglio delle lettere

lunedì 26 maggio 2014

Fuoco grande

Lungo le linee del sangue il tuo istinto alla sottile comprensione del mondo: avevano altri annunciato, appena, il calore delle tue braccia.
Lo schiaffo, l'urlo di Silvia: saremmo partiti mai, mi chiedo, anche noi?
Il conto delle sere si perde (sfugge al prestigio pronominale anche il gatto che miagola stanotte) e tu parleresti d'amore, di me, di questi crolli del cuore?



"Già domani potresti abbandonarti
a un'altra onda di traffico, tentare
un diverso versante,
mutare gente e rione
e me su uno
di questi crolli del cuore, di queste repentine
radure di città lasciare
con l'amaro di una perdita
con quei passi di loro tardi uditi."

giovedì 1 maggio 2014

Nihil admirari

Dovrei tornare indietro di qualche dolore. Saperne di meno circa la prevedibilità delle tue strategie, delle tue inadempienze. (Non avrei dovuto permettere l'arrivo di questa primavera che zucchera il caffè con la grana del disincanto e tu non mi scrivi più quale sia tua o solo mia, ostinata sconfitta).
S'è persa, come cometa, la scia delle Muse: guardare il cielo vale ancora il gesto se non so i nomi delle stelle, dei fiori?
Sulla scena Eschilo ti parla senza maschera ed io ti perdo, ti ho perso, tra le lunghe lettere di maggio.

domenica 9 marzo 2014

Carnevale

Scrivevi a penna l'esatta funzione della curva che nel suo punto più alto derivava con me, tangente in un punto piccolissimo.
I coriandoli, sulle strade di Certaldo, distinguevano netti i colori e chiedevano al blu di farsi ancora cielo tra le nuvole. (Avremmo dovuto capirlo allora che le distanze d'aria esigevano corse di incanti mai sazie di noi).
E se le stazioni attendono ancora lo svelarsi del limite che tende a te, già stella binaria in una notte, cerchiamo invano, col piombo dell'alba, una ragione all'ostinata perfezione della banalità.


"E' carnevale o il dicembre s'indugia ancora?
Penso che se muovi la lancetta al piccolo
orologio che rechi al polso , tutto
arretrerà dentro un disfatto prisma
babelico di forme e di colori..."



giovedì 6 febbraio 2014

Perturbazione atlantica


Niente esiste al di fuori della totalità, dicevi, orgoglioso delle tue raggiunte identità del pensiero. I cinema vuoti avrebbero accolto, più tardi, la tua ostinata rinuncia all'interpretazione, la mia solitaria fuga nei tuoi altrove. (Your voice is not do re la sol; is much more and I can't put it in verse, scriveva Montale).
Vivo di arcobaleni mancanti alle piogge costanti di Siena e il cielo sembra dimenticarsi qui delle offese, dell’amore che si oppone, si opporrà, alle nostre inesistenze: arriverà poi oltreoceano il tuo silenzio?