venerdì 27 dicembre 2013

Omaggio alla Gualtieri.

Mi dispiace: i toni inquisitori, di rimprovero mi rendono insopportabile e oltretutto non ho nessun diritto su di te.
È cambiato tutto, lo so: gli occhi reggono appena lo sguardo e il pianto ha cambiato nome, identità.
(Come quella sera in cui avremmo potuto fare l'amore e non è successo).
Parlare adesso è come smettere la corsa, restare dove si cade, unire le mani
non fingere più. 

giovedì 7 novembre 2013

Epigramma

La riproposta convenzionalità delle cortesie ha logorato l'ispirazione - sottile ardita callimachea -, i versi. 
Ciò che leggo ti sfugge, lo rincorri ma lo perdi sull'ultima pagina del capitolo che parla di te: il fantasma. 
Si è giocato tanto, l'ambiguità dei significati, il freddo - il tuo silenzio a vincerlo - ora basta:
"Le lettere d'amore si difendono da sé", diceva. 
E così sia. 

mercoledì 23 ottobre 2013

Dieci inverni.

Avevamo studiato per l'aldilà un sistema per ignorarci.
(Che la negazione dilaga, divaga e distanzia).
E mi dà noia, lo sai, anche scriverti saluti finali come un bacio, un abbraccio, cose così. Sono finzioni che la penna stenta a sopportare.
Mi scriverai mai? Ti faccio ancora paura? Mi guardi mi ami solo da lontano.
Ti ho sognato tutta la notte. Non mi hai sentito?

Lux mea qua viva vivere dulce mihi est

lunedì 26 agosto 2013

Beatriz

Le caramelle per la tosse sono finite chissà dove, nel trasloco. Ci avevo messo insieme le tue lettere, tra le bugie dell'inverno, ricordi?
Chi si fa del male perde sempre qualcosa di sè prima di sparire nel cielo di una nuova più forte felicità.
L'aereo è in partenza tra due ore e mi ripeti che devo semplificare il verso ma non mi hai mai parlato di Borges, tu,  ed ora non c'è difesa contro i miti né contro i treni che vedo partire.

lunedì 12 agosto 2013

Marciana marina.

Non sei Jeanne Moreau, mi ha detto sulle rocce del cotone, dove il sole giocava sulle pareti a fili dorati, i panni stesi sopra di noi con gocce di gelsomino e tu all'ombra io al sole leggevamo della diversa scala di infinità di Cantor.
La perfezione, si sa, ci rovina la vita e tu lo hai fatto, l'amore no.
Il tuffo vicino al molo, banale l'avresti detto, al buio, mi ha difeso donna e dopotutto, dicevi, neanche bastava.

domenica 14 luglio 2013

Vitti

La strada interrotta per tornare a casa: è devastante saperti qui, dove mai s'accendono le luci dell'appartenenza.
E se è davvero così difficile arrivare al cuore delle cose, delle persone, con coraggio e lealtà - esplodono stelle, si muovono masse abnormi in rotazioni costanti nelle galassie e noi restiamo qui - allora io preferisco andar via.
Non lo capirai mai, ti scrivo, quanto grande, quanto bello era il tempo che avrei passato con te.

sabato 4 maggio 2013

Ipotetico.

Ho messo via i tuoi regali, sembravano nell'ordine  avere la pretesa d'imporsi alla dimenticanza, all'indifferenza: (le fiamme turbolente di Raimo fanno male se scritte accanto al tuo nome. Pronunciarlo, ora, sarebbe troppo.)
La Luna si allontana ogni anno di più, deviata nell'ellissi dalla vicinanza delle maree - mi dice.
Come me e te, vicini, per traiettorie di fuochi equidistanti dalla felicità.

domenica 14 aprile 2013

Paretimologia


Non fai che ripetermi che lo so, che le cose spesso sfuggono alla memoria, sfuggono al tempo ma non a noi.
- Avevo deciso di parlarti, di raccontarti di me. Ma vedette di vecchie stagioni cedono il passo al grigio, alla primavera dei rami ostinati al cielo.
I fiori in camera hanno bisogno di acqua sempre nuova, mi ricordi, quando di là la colazione è pronta,senza caffè.
Le persone cambiano, le parole restano ed io comincio ad indossare camicie.
Lo sai?

venerdì 22 febbraio 2013

Neutro Plurale.


Parlavamo poco, lo so, dei colori che avremmo poi scelto per il pavimento, per il ripostiglio dietro la cucina.
E rimandiamo ancora le finestre, gli spifferi di sempre coperti dai libri - Proust, mi dici, non ci perdonerà - . Ma neanche io ormai ti perdono e neanche tu.
La Lamarque mi insegna a restare ad un passo dalle cose, Montale ad inseguirle, Seneca a non temerle: te lo scrivo sul frigo, 
dove mi capita.

venerdì 4 gennaio 2013

Carver.


Erano anni che non piangevo così tanto per te.
Avevo deciso di scriverti una cartolina per informarti dei miei spostamenti d'umore ma ho cambiato idea, indirizzo, né tu puoi restituirmi l'interezza della nostra omissione: Di cosa parliamo, quando parliamo d'amore?
Ho continuato a correre e ho contato i passi che mi separavano dalla tua fuga.
Erano anni...