sabato 3 dicembre 2011

Pierrot le Fou.


L’orrore – espressione e contenuto non danno a rapporto un numero reale ma variabili infinite di lettere – mi chiedo, cos’è?
Come distinguere l’anticipo, la veglia del pianto negli occhi di chi scrive da tempo il disappunto di una mancata felicità?
Che del linguaggio, diceva, non restano che centimetri di vuoto sulla carta del pensiero, nel codice dei segni non ancora decifrabile: l’unico dolore a cui tornare, l’unico ritorno possibile era la nostalgia di colori accesi, come il mare sciolto con il sole –così avrebbe detto - .
Ma di nuovo avevi  troppa fretta di chiudere
e il telefono non perdona, prima di me, infingimenti d’umore.


 « Ferdinand : Pourquoi t’as l’air triste ?
Marianne : Parce que tu me parles avec des mots, et moi je te regarde avec des sentiments. »