lunedì 1 agosto 2011

Maestrale.

E mi chiedevo quanto di te rimane. Se gli oggetti sparsi nella stanza siano presagi del silenzio che vedo sciogliersi e cadere piano sul fondo del tuo caffè amaro. 
Di come i rami abbiano la caparbietà d’arrivare al cielo più di me che conto ancora gli orizzonti d’aria che fuggono ai tuoi occhi - che delle tracce di sabbia sui miei fogli non saprei dirti ancora quale tua o solo mia, ostinata presenza. 
Mi insegni a ricordare i venti, brindiamo a noi e ai gelsomini ancora lì, sul tavolo, ovunque tu sia.



Del tutto casuale, forse, la coincidenza di titolo e data http://ilmioviola.blogspot.com/2009/08/maestrale.html 

8 commenti:

  1. i "gelsumini" di ungaretti...

    lil

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  2. cosa resta se gli orizzonti fuggono? Se le parole sono confuse dai granelli di sabbia che ne invertono l'originario sentire. Cosa resta, se il vento soffia da una parte sola, e per immaginarlo coglierci alle spalle dobbiamo affidarci solo al ricordo.

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  3. sono poi così terribili i sentieri del ricordo? così impossibili da rincorrere gli orizzonti negli sguardi di chi ci ha insegnato e ci insegna a guardare sempre più su, sempre più in là dei propri desideri?

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  4. Oggi i nostri desideri, sono oramai armi spuntate che non fanno paura a nessuno, forse solo a noi stessi che colpevolmente in loro avemmo fiducia.

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  5. 'colpevolmente' fa male quasi quanto l'immagine di desideri spezzati..

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  6. chissà se le immagini di quello che è stato proseguono per loro conto completando quello che mai si completò, ignari della logica e irrispettosi della realtà, o magari muoiono per sempre e restano i petali di finte allegrie e felicità normali e dolori desiderati

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  7. le felicità, se normali, non sono felicità.

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  8. Ho imparato che in certi casi è presto per sapere quanto rimane di un rapporto...o inutile. O essenziale se era poesia.

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