venerdì 24 giugno 2011

Nubi color magenta.

Segnalibri a ricordare le pause di sguardi e di pensiero.
Conti i suoni che scivolano sulle mattonelle in cucina, lo spazio che aspetteremo ritrarsi nel buio a spiegare dissonanti dimostrazioni sull'origine delle costellazioni. ( Qui giù soltanto crepe, imperfezioni di cielo. ) 
Ma le parole possono diventare fatti e i riflessi viola sui tetti disegnano liquide corse d'insistenza. 
Resisterà al sole almeno il tulipano ? mi chiede al telefono.
Delle poche previsioni ti dico quelle in versi e della sabbia quella umida e sottile ancora sui jeans.

domenica 12 giugno 2011

Domenica mattina.

Sono dediche in prima pagina a ricordarmi dei sentieri dell'appartenenza, degli accenti ancora acuti di sottili entusiasmi.
Scrivi ancora di fenomenologie d'incontri per poi disattenderli?
Ho in testa suoni, parole nuove. Devo riscriverti, riscrivermi con etimi e radici che sappiano dirti dei cieli stellati dell'alba.
Che le eclissi  raccontano di noi, credimi, è poi un dato che resta di per sè.


"A definirci bastava solo un atto,
 e visto che a parole non mi salvo,
 parla per me, silenzio, ch'io non posso."

venerdì 3 giugno 2011

Cosa scrivo.

L'urgenza di una spiegazione tradisce spesso i contorni sicuri e marcati dei miei volevo dirti che.
Della noia che ti precipitasti a dirmi, dell'ingenua convinzione che esistano unicità d'intese che trascendono i colori dell'estate, ne sono testimoni i venti con la loro obbedienza.
Ma gli incanti si raccontano - di te il meglio esplose tra lentischi rovi rivi gracidìo di ranocchi - ed io non fuggo il calpestìo dei ricordi, non cedo il passo alla stanchezza dell'immaginazione.
Non mi riesce di chiamarti, è vero.
Si slaccia troppo presto l'assenza e diventa identità perfettibile di segni, prefissi obbligatori per l'aldiqua.