lunedì 28 febbraio 2011

Fermata n.12

Trattieni nel cuore l'esplosione di pioggia che vince le finitudini dei ma, come segnali di vento che annunciano le caselle ancora vuote delle tue spiegazioni.
"Tanto ti ritrovo" - mi dicevi  - dove cresce il numero di parole che vien fuori dalle lettere non ancora spedite.
E non avrei mai preteso che il cielo delle sei fosse così bello, tra i binari, se la donna che incontro ogni mattina, aspettando l'autobus, non avesse pianto sotto le nuvole, davanti a me che ti pensavo.
Giocare sì ma con chi? Nascondersi dove? E poi perché? 
L'ostinata frazione di una tua mancanza, sedili vuoti e serrande a metà.

domenica 13 febbraio 2011

A colazione.

Spazi da reinventare nei perimetri dei tuoi sguardi.
Come fossero vere, poesie di zucchero e rime che gocciolano sugli orli di tazze ancora mai uguali.
E portavi con te vecchi quotidiani ed il vento che cambiava ogni giorno.  E ti parlava.
Di come partire, fuggire leggesti sui tuoi impegni ed io che ti seguivo finii col perdermi - finii col prenderti - nel tuo caffè amaro, nelle stanze dei tuoi non ancora.

venerdì 4 febbraio 2011

Seneca, sul comodino.

La battaglia dei libri in elenco per sfidare quel che resta dell'inchiostro tra i denti. Di quando ho creduto di averti visto negli occhi la luce dei miei scritti, la placida rassegnazione di un cambiamento non del tutto imminente. Non esistono capodanni dei pensieri - mi ha detto - solo momenti già non più presenti, solo racconti delle cose delle azioni dei perchè.
Ed allora dimmi tu come dimmi tu quando giungere alla soglia dei tuoi ripensamenti, di restare a guardarti non ho mai avuto la forza e forse il colore dei pianti non trova spazio nelle tue primavere.
Basterebbe tessere chissà i nodi di una fede perduta, di un mistero più forte e più grande di me che solo so leggere e scriverti dei miei comandamenti, delle mie virtù mancate.