sabato 3 dicembre 2011

Pierrot le Fou.


L’orrore – espressione e contenuto non danno a rapporto un numero reale ma variabili infinite di lettere – mi chiedo, cos’è?
Come distinguere l’anticipo, la veglia del pianto negli occhi di chi scrive da tempo il disappunto di una mancata felicità?
Che del linguaggio, diceva, non restano che centimetri di vuoto sulla carta del pensiero, nel codice dei segni non ancora decifrabile: l’unico dolore a cui tornare, l’unico ritorno possibile era la nostalgia di colori accesi, come il mare sciolto con il sole –così avrebbe detto - .
Ma di nuovo avevi  troppa fretta di chiudere
e il telefono non perdona, prima di me, infingimenti d’umore.


 « Ferdinand : Pourquoi t’as l’air triste ?
Marianne : Parce que tu me parles avec des mots, et moi je te regarde avec des sentiments. »

mercoledì 16 novembre 2011

Catullo e Yann Tiersen


Volevo che tu al posto mio scrivessi di noi.
Considerazioni etimologiche ci portano lontano dai concetti, dalle estreme conseguenze del suono - allitteravo anche il silenzio mentre pensavo 'non scrivo più. non scrivo mai.' - .  Come cesure di versi sciolti apostrofati nell'ultimo : ' a te dorrà' - recitava - mentre il violino implorava perdono per averti ricordato troppo presto troppo tardi.
Quel che credi sia perso, pensalo ormai perduto.




"Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.."

martedì 1 novembre 2011

Vis Roboris

Ancora Chatwin, in treno, sulla strada per Amsterdam.
Piove a dirotto, senza lasciare alla vista lo spazio d'aria sufficiente a distinguere i colori.
Eppure nulla s'avvicina ad un temporale, nulla turba il cielo se non questo rassegnato cadere, precipitare silenzioso d'umori. Resta intatta la luce sui tetti, nelle finestre a giorno dove il tè non sembra mai mancare.
- Quando cammini forse non sai del pensiero che dietro segna in rosso le tue mancate soste sul finire delle mie labbra. -
' Siamo seno e coseno ' mi dice, con una linea delle dita a mezz'aria. ' Non so interpretare i sogni' ti rispondo, contando le nuvole lì, sulla piazza.  Proprio sotto casa tua.

martedì 4 ottobre 2011

Limoni.


Si fa presto poi a raccontare di quanto torni azzurro il cielo in un pomeriggio di ottobre.
Cercavo tra gli scaffali segni, parole che mi fossero d'aiuto, che aiutassero le mie a trovare la giusta forma per raccontare del freddo che disattendeva il rientro.
Del pianto che ne venne, della lucida risposta che comparve come un raggio di sole alla serranda, raccontano ancora i tetti e le loro antenne sempre più vicine al cielo.
Fanno invidia al vento i contorni del viola, le mete lontane dove correnti di blu si confondono al passare del tempo, delle stagioni.
L'esattezza - direbbe - si ferma lì, dove le parole non s'arrendono ai suoni, dove la luce non esige altra ombra e le comete hanno ancora un po' di forza per girarci intorno.


"e il gelo dei cuore si sfa, 
e in petto ci scrosciano 
le loro canzoni 
le trombe d'oro della solarità."

domenica 11 settembre 2011

Medea.

Dici 'devi andare', infastidito dalle mie serenità, dalle d-istanze che il tempo ha imposto all'amore, all'estate che impazzava sotto  i nostri segni. Che rispondeva di averne abbastanza di parole da dedicarmi per potersi ora congedare da me che pure di incantesimi gli occhi il cuore avrei colmato.
E mi venne da pensare a Frufrù, che mangiava parole di carta - così mi aveva detto un giorno - per poi piangerle al tramonto quando la luce basta da sé a raccontare il dolore, i ricordi, la felicità.

martedì 30 agosto 2011

Con De Chirico e Pessoa.

Duemilasettantotto colpi di parole e di tempi. 
Luci di spezie negli spigoli della pelle, come sentieri di sabbia lungo i bordi delle tue labbra, nelle vertigini dei tuoi occhi.
L'aveva condotta con sè alla stazione ad augurarle buon viaggio in un abbraccio dai contorni di pietra, ( come l'odore del caffè - raccontava - in un buongiorno dalle lenzuola ancora stropicciate dal sonno ) .
Imperfette culminazioni rivelano nel buio la metafisica dei tessuti ancora avvolti dalle comete dei silenzi, dopo l'amore. 
Confetti viola - ripensavo -  e olio di mandorle sulle frontiere dei nostri perchè.

venerdì 12 agosto 2011

Ottativo.

Saluta imprevisto dietro un bicchiere,
- quasi nulla mi sembrò cambiato in lei –
poi fa scorrere veloce il dito lungo una goccia che cade sul bicchiere gelato.
- Potremmo porre fine, un giorno, al banale dire che la felicità sta nel compromesso, nell’ammansire i desideri alle possibilità?
Come i colori dopo un temporale, come non è ancora troppo tardi per vederti, come il caffè a letto appena svegli, come io e te seduti, sotto la pioggia, in un altrove di carezze.
Ma la felicità non si racconta – diceva - ,
come nei migliori  romanzi inglesi, o nelle fiabe.

lunedì 1 agosto 2011

Maestrale.

E mi chiedevo quanto di te rimane. Se gli oggetti sparsi nella stanza siano presagi del silenzio che vedo sciogliersi e cadere piano sul fondo del tuo caffè amaro. 
Di come i rami abbiano la caparbietà d’arrivare al cielo più di me che conto ancora gli orizzonti d’aria che fuggono ai tuoi occhi - che delle tracce di sabbia sui miei fogli non saprei dirti ancora quale tua o solo mia, ostinata presenza. 
Mi insegni a ricordare i venti, brindiamo a noi e ai gelsomini ancora lì, sul tavolo, ovunque tu sia.



Del tutto casuale, forse, la coincidenza di titolo e data http://ilmioviola.blogspot.com/2009/08/maestrale.html 

mercoledì 20 luglio 2011

Fiori di lana.

Sedeva fuori, nell’attesa che il tramonto compisse l’ultimo passo oltre la siepe a completare il giorno nei suoi ripensamenti.
Traduceva in versi gli spostamenti dell’aria nelle cose. Non conosceva le onde, la voce, l’acqua che trasborda dai vasi in pozze sempre più grandi sempre più vicine.Alla domanda se sapessi o meno indovinarmi, indovinare i passi dei gerani caduti, risposi che era tardi per cercarlo un segnale, tardi per cambiarlo il destino degli occhi mai distratti abbastanza per perdere tracce di carezze.
Sedeva fuori, nell’attesa che il tramonto compisse l’ultimo passo oltre la siepe ed io lo baciai.
Alla luce restò poi la rifrazione, la danza, le orchidee.

martedì 5 luglio 2011

E il vento dell'ovest.

Aveva addosso l’odore ancora caldo del tè verde – soltanto il tempo sa può sapere dei fulmini scesi a prenderci - .
Che le distanze si misurino in scarti infinitamente morbidi d’attriti, lo dice anche il semaforo ancora verde e mai in ritardo sulle nostre corse.
Per decifrare formule – ti dico mi dici – restano ancora attimi di tempo su cieli di stoffa, chicchi di caffè sparsi tra i capelli e destinazioni di incanti color ciliegia.

venerdì 24 giugno 2011

Nubi color magenta.

Segnalibri a ricordare le pause di sguardi e di pensiero.
Conti i suoni che scivolano sulle mattonelle in cucina, lo spazio che aspetteremo ritrarsi nel buio a spiegare dissonanti dimostrazioni sull'origine delle costellazioni. ( Qui giù soltanto crepe, imperfezioni di cielo. ) 
Ma le parole possono diventare fatti e i riflessi viola sui tetti disegnano liquide corse d'insistenza. 
Resisterà al sole almeno il tulipano ? mi chiede al telefono.
Delle poche previsioni ti dico quelle in versi e della sabbia quella umida e sottile ancora sui jeans.

domenica 12 giugno 2011

Domenica mattina.

Sono dediche in prima pagina a ricordarmi dei sentieri dell'appartenenza, degli accenti ancora acuti di sottili entusiasmi.
Scrivi ancora di fenomenologie d'incontri per poi disattenderli?
Ho in testa suoni, parole nuove. Devo riscriverti, riscrivermi con etimi e radici che sappiano dirti dei cieli stellati dell'alba.
Che le eclissi  raccontano di noi, credimi, è poi un dato che resta di per sè.


"A definirci bastava solo un atto,
 e visto che a parole non mi salvo,
 parla per me, silenzio, ch'io non posso."

venerdì 3 giugno 2011

Cosa scrivo.

L'urgenza di una spiegazione tradisce spesso i contorni sicuri e marcati dei miei volevo dirti che.
Della noia che ti precipitasti a dirmi, dell'ingenua convinzione che esistano unicità d'intese che trascendono i colori dell'estate, ne sono testimoni i venti con la loro obbedienza.
Ma gli incanti si raccontano - di te il meglio esplose tra lentischi rovi rivi gracidìo di ranocchi - ed io non fuggo il calpestìo dei ricordi, non cedo il passo alla stanchezza dell'immaginazione.
Non mi riesce di chiamarti, è vero.
Si slaccia troppo presto l'assenza e diventa identità perfettibile di segni, prefissi obbligatori per l'aldiqua.


lunedì 30 maggio 2011

Messico, senza nuvole.

Come numeri primi -  cercavo di spiegarti  - destinati alle loro solitudini, cerchiamo conforto nelle manchevoli sonorità di sguardi. 
Mai sinceri abbastanza per trarre via gli inganni dalle pagine dell'attesa, per ascoltare a cena i versi ancora bianchi delle tue carezze. 
Nei corridoi ancora bui di umide inadeguatezze  -  dovevo chiederti poi: di che colore sono le tue pareti? -  solo tele su tele, toni su toni.
Viaggi rimandati, ritardi d'ascolto e cieli mai stanchi di blu.

"Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano."

venerdì 20 maggio 2011

Nodi di fer nemico e non d'amante..

Assistiamo distesi alla liquida trasformazione dei contorni del cielo, alla violazione disorganizzata della rabbia.
Ti rifiuti ancora di aiutarmi a cercare il senso di questo ostinato scrivere le nostre mancate compiutezze d’ascolto, la bellezza di una spezzatura di sillabe e di suoni.
Fallito è forse il progetto di trattenerti, di riscattarti nella tua pensosa autenticità -  mi dici ti dico – mentre accompagni con le dita i percorsi ancora bui del silenzio.
(Poetico non è forse un messaggio appuntato su vecchi libri di storia? )
“ Tienimi lontana, se puoi, dai finali di Sanguineti 

venerdì 13 maggio 2011

Ostinata preghiera.

Di simboli riempiamo l’assenza storica –cosmica – di alleanze che sanciscano la definitiva resa dei perché.
Se una guerra possa o meno farci perdere l’appartenenza al culto della bellezza, mi chiedi, piegando un poco la testa, quasi in direzione del sole.
Trascolorano al vento il quaderno dei tuoi appunti, gli indirizzi sempre uguali delle mancate felicitazioni.  Di fede , di amore le incompiutezze segnano ancora i luoghi del caso, le tue mille strategie della fretta.
     -  Che non so ancora raggiungerti col passo delle lacrime lo so, ma fuori piove. Piove ancora. Piove forte:
E tu guardami. Ti prego.

domenica 8 maggio 2011

Foglio illustrativo.

Consultiamo di notte planisferi che orientino le rotte dei pensieri all'alba.
Come vento tra gli alberi mi dici di andare, di ignorare il nome dei luoghi delle strade quasi fosse impronunciabile la destinazione delle tue mappe, delle tue deviazioni.
Che alcune cose restino più di altre, è la naturale conseguenza dell'essere ancora, essere qui. -  mi consolo dicendoti al telefono, mentre il sole assiste da solo alla congiunzione perfetta di quattro pianeti. 
( Neanche stavolta ho avuto il coraggio di dirti quello che manca, quello che c'è, delle schegge di luce nei miei occhi. )
"Ho fretta. Si fa mattina. E non sopporti le mie solitudini.".

domenica 1 maggio 2011

Anniversario.

“Là dove il grigio aveva spento ogni sia pur remoto desiderio d’esser qualcos’altro che grigio, solo là cominciava la bellezza.” - citavi orgoglioso, cercando nella memoria qualcosa che fosse ancora mio, ancora nostro, delle luci bianche che illuminano i treni vuoti in partenza .
Di quel che taci, che fingi, delle finestre spente in casa tua, raccontano il sole e le ortensie in giardino, finché prossimità di altrove tracciano segni di nostalgie ruvide di pioggia. Che non varrà l’averti negato lo sguardo, la parola a porre rimedio all’estate, lo so.
Ma oggi ero vestita di verde. Nudi i miei occhi. Senza un sorriso per te.

venerdì 22 aprile 2011

Doppio nodo

Ho sognato di dirti che tra noi c'è ancora qualcosa di inespresso che impedisce al cuore una serenità di tempi, di sguardi e che ci fa pensare con rabbia che un altro - che un'altra - possa appropriarsene pensadolo suo.
Come linee marcate i tuoi passi delimitano veloci l'andare e venire dei sogni, mi dicevi.
( Non resta che imporre anche al sole gli incanti dei tuoi silenzi, delle nostre rinunce. )
" Non sopporto che non ci si leghi le scarpe. "- ti rispondo -" Perchè c'è vento forte. E sarà meglio andare. ".

mercoledì 20 aprile 2011

Lettera a Cassandra.

Ascolti la polvere posarsi piano sulle tappe dei nostri disincanti.
Mai sinceri abbastanza -  scrivevi  - per raggiungerci, raggiungere te.
E se mancassero di colpo la puntualità del caso e le indiscrete luci della strada, dove racconteresti le tue storie? 
Cercavo nella pioggia credibili rimedi alla sfiducia, al vanto dei tuoi no: tempo al tempo, parole alle parole, rabbia alla rabbia, pianto ad altro pianto.
Apri tu la porta, andiamo al parco .
Non ho voglia di aspettare l'inverno da sola.





"È andata come dicevo io.
Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta. 
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello. "

mercoledì 13 aprile 2011

Laboratorio di scrittura.

Manuali di storia trasudano declinazioni immutabili di sguardi e  garantiscono seconde occasioni per le nostre viltà.
“ Nel tentativo di pensarti – dicevi  -  non ho usato subordinate, non avrei potuto.”.
Le ingenerose assenze dei tuoi occhi siano ormai liquidi alfabeti di inadeguatezze, ti rispondo.
E con i resti della cena da pulire via, i tuoi ritardi, le tue carezze. Qualche aggettivo.

giovedì 7 aprile 2011

Il poeta è un fingitore

Elenchi telefonici inalimentati dalle nostre conversazioni.
Mesi che fingiamo rassegnazione, folle prudenza nel raccontarci degli autobus persi a raggiungere l'inverno.
Una finestra che vanti l'orizzonte dei tuoi furti alla luce del giorno, s'illumina - e in così tanto buio, forse, i tuoi altrove.
E vorrei che tu sentissi il mio fiato, il mio pianto tutto  (che ti rimprovero, lo sai, disattese puntualità d'affetti ) e tutto questo amore. 


"Che so io se quando
la tua mano
sentii posarsi
sul mio braccio,
e un poco,un poco,
sul cuore,
non ci fu un ritmo
nuovo nello spazio?"

venerdì 1 aprile 2011

Su alcune funzioni della letteratura.

Delinei stanotte una teologia negativa pronta a esprimere dubbi e perplessità.
Dici le stelle non sono mai state così lontane, mentre via per le strade resta l'odore dei titoli di coda che ti fa paura vedere.
E poi lo so che finiremo col parlare di rivoluzioni, di armi, di Kant; che conto ancora le carezze che elemosinano i fiori in giardino, i polverosi incanti, le istanze dei tuoi occhi nei pomeriggi di poco sole.
Cercarsi vale ancora il respiro dei miei approdi, delle sue verità?
Ma fingerai interferenze o forse sparirò.



Fosse tua vita quella che mi tiene
sulle soglie - e potrei prestarti un volto ,
vaneggiarti figura. Ma non è,
non è così. (..)

venerdì 25 marzo 2011

Cavalli di Frisia.

Indossavi colori troppo accesi ed io forse non ero così triste.
Ci sono stata poi al mare, sai? Prima che perfezioni equinoziali ritardassero le nostre promesse, prima che il sole svelasse i riflessi delle tue inattitudini.
Storie diverse, vertigini di vento che confondono pareti di cartone e lucide assenze di un poi.
" Il gruppo non è così male " dici , " il bassista soprattutto..". (Solo io d'altronde non ho ancora finito la prima birra e tu taci . )
Indossavi colori troppo accesi : li credevo troppo poco adatti per un addio.

martedì 22 marzo 2011

"Viva Catullo" di Antonio Lillo.

La nuova raccolta di poesie di Antonio Lillo si confronta e si scontra con il tipico tema del neoterico Catullo: l’Amore.
Talvolta sono evidenti, talvolta nascosti i legami con il poeta latino ma pur sempre vivi tra le parole che, con disarmante schiettezza e allo stesso tempo con eleganza formale, raccontano del tempo quotidiano, delle bugie di terracotta, di cartoline mai spedite o mai lette, di quelle che Catullo avrebbe chiamato nugae, - cose di poco conto - .
E di cosa ha bisogno la sua poesia se non di particolari? Di segnali da rintracciare nei confini della tristezza per un amore finito, tra le strade di chi cambia sempre indirizzo, o sui fondi di una tazzina di caffè.  Del resto a farsi spazio tra i versi è il tempo della ricerca e dei pensieri che scivolano, inciampano e si fermano persino nel confine tra la bellezza e il fascino.
Crediamo così, nella lettura, alle sententiae di un innamorato che maledice il suo amore, che conta una ad una le rovine della sua storia e che malinconico si chiede : “ Riusciremo a lasciarlo un segno, pure stupido, di noi? “ . Ma a bastare e restare sono le linee di contorno dell’incipit di questa raccolta, la poesia Parola che altro non è che un testamento poetico in cui Antonio svela le coordinate lungo cui rintracciare la bellezza dell’amore: “ La perfezione dell’amore, c’insegnano i maestri / dura appena poche ore, il tempo / d’una parola suggerita unicamente dall’istinto  / di un accoppiamento, fa tremare. “.  
Seguendo percorsi di prosa o di versi si tratteggia pagina dopo pagina il lamento a solo di un poeta per la sua Musa, la sua Lesbia. Lontano dall’invettiva catulliana Lillo offre quanto di più prezioso possiede: la sua arte, il suo libellum come riscatto e rivincita verso un Amore che fugge, che starnutisce alle rime del poeta.
La dolceamara presenza al femminile, il destinatario taciuto della raccolta, si manifesta con un sms con dignità solo nelle prime pagine rivendicando l’assoluta irriducibilità di se stessi di fronte all’amato, all’amata. E forse è questa la sfida del poeta : trovare uno spiraglio, un barlume di speranza nella tristezza che smentisca il suo credere che “ una poesia è mortale, è un porto per anime sole. “; i chilometri raccontati da Lillo, le distanze, le stanze, i giardini diventano prospettive dalle quali osservare e farsi osservare in una solitudine solo apparente: sono la stufa , la lista della spesa, le auto, un computer e tanti altri oggetti a raccontare al poeta delle storie, sono loro a tenergli compagnia, a riscrivere l’Amore attraverso i ricordi. Un po’ come i gatti che sembrano far le fusa al pianto dell’amante.
Non c’è condanna nella rassegnazione di un addio, non c’è rabbia per la mancata luce di un sorriso, solo distrazioni perfettibili, conforti di parole non in rima e luoghi sempre nuovi e sempre buoni per amare.

giovedì 17 marzo 2011

Fuori porta.

Dimentico ormai le definizioni , i gradi di tangenza degli astri o le tue telefonate.
Sei  matta! - mi avresti detto -  I romanzi non sono guide di viaggio! Mentre sfogliavo i capitoli dall’indice come promemoria delle nostre destinazioni.
Chilometri  di strada in tangenziale, “il Bacio del leone” di Moira Orfei , stormi lontani ed ulivi, magrissimi, potati all’in giù.

giovedì 10 marzo 2011

Critica formalista.

Contare ancora i luoghi, i vuoti delle parole sui tuoi seni.
Poesie di polvere tra le dita, sui tetti ancora spenti delle sei, del tuo tè freddo al limone.
Hai scordato il caffè- mi dice -  e dell'ascensore fuori uso.
Dove sono allora i margini? Dove i segni solo nostri del fiato? Che resista ancora l'inverno e la neve, che resista il silenzio sulla pelle sulle mani. 
Ti basti il poco - ti dico - che chiamerò non abbastanza, la letterarietà di uno scontrino, di un biglietto non ancora obliterato.

lunedì 28 febbraio 2011

Fermata n.12

Trattieni nel cuore l'esplosione di pioggia che vince le finitudini dei ma, come segnali di vento che annunciano le caselle ancora vuote delle tue spiegazioni.
"Tanto ti ritrovo" - mi dicevi  - dove cresce il numero di parole che vien fuori dalle lettere non ancora spedite.
E non avrei mai preteso che il cielo delle sei fosse così bello, tra i binari, se la donna che incontro ogni mattina, aspettando l'autobus, non avesse pianto sotto le nuvole, davanti a me che ti pensavo.
Giocare sì ma con chi? Nascondersi dove? E poi perché? 
L'ostinata frazione di una tua mancanza, sedili vuoti e serrande a metà.

domenica 13 febbraio 2011

A colazione.

Spazi da reinventare nei perimetri dei tuoi sguardi.
Come fossero vere, poesie di zucchero e rime che gocciolano sugli orli di tazze ancora mai uguali.
E portavi con te vecchi quotidiani ed il vento che cambiava ogni giorno.  E ti parlava.
Di come partire, fuggire leggesti sui tuoi impegni ed io che ti seguivo finii col perdermi - finii col prenderti - nel tuo caffè amaro, nelle stanze dei tuoi non ancora.

venerdì 4 febbraio 2011

Seneca, sul comodino.

La battaglia dei libri in elenco per sfidare quel che resta dell'inchiostro tra i denti. Di quando ho creduto di averti visto negli occhi la luce dei miei scritti, la placida rassegnazione di un cambiamento non del tutto imminente. Non esistono capodanni dei pensieri - mi ha detto - solo momenti già non più presenti, solo racconti delle cose delle azioni dei perchè.
Ed allora dimmi tu come dimmi tu quando giungere alla soglia dei tuoi ripensamenti, di restare a guardarti non ho mai avuto la forza e forse il colore dei pianti non trova spazio nelle tue primavere.
Basterebbe tessere chissà i nodi di una fede perduta, di un mistero più forte e più grande di me che solo so leggere e scriverti dei miei comandamenti, delle mie virtù mancate.

mercoledì 26 gennaio 2011

Capricorno.

Sapessi dirti il perchè non credo alle previsioni risolverei forse le distanze dei miei spigoli. Come il fiore che abbiam visto nascere e morire alla finestra -  mi rimproveri,lo so, dimenticanze non di poco conto - come silenzi che si spengono quando è troppo tardi per andare a dormire.
Pensavo ieri a quanti passi segnino le mie ritirate, alla follia di credersi prossimi ad un approdo, alle risposte piante dai tuoi no.
Solitudini di stelle nella tua stanza e geografie di assenze - a nord est - nella mia.


Oroscopo Gennaio 2011: "Come un numero primo, in splendida solitudine, non siete divisibili.Se bevete il cappuccino "siete" voi il cappuccino, se gustate una brioches diventate la brioches. Cos'è questa frattura tra soggetto e oggetto in cui affoga oggi la grammatica occidentale? Sana empatia con la materia di cui voi sentite la vita, essendo fatti, voi più di tutti, solo di materia. Come pietra che si muove, fate colazione. Non c'è altro. L'assenza del non ben definito "altro" vi consente ininterrotta presenza. Non v'annoiate, state da dio: magari vi sentite soli, ma è l'indivisibilità dei numeri primi, di nuovo."

sabato 8 gennaio 2011

Prima che tu dica pronto.

Ti pensavo scrivere le cose che non avrò il tempo di finire di dirti.
Basterebbe indovinarsi - ti dicevo - per posizionare correttamente gli astri delle nostre inclinazioni voglie desideri perplessità. Se ti telefonassi, almeno una volta, sussulteresti un poco per una voce dal sorriso accennato?
Le tue dita trattengono la pagina che segue durante una lettura silenziosa come d'anticipo carezze per gli imminenti addii della stagione.
Non piove ancora tra le luci ma le auto in corsa e i rami distanti e le bacche rumorose sulle parole silenti chiedono piano a te di restare.