domenica 24 ottobre 2010

Le cose che contano.

Non mi riesce ancora di versare liquida la luce dei tuoi inadempimenti, delle tue promesse sulle foglie di the.
Quando dietro di me ho sentito un uomo parlare dell’anello da regalare alla sua donna, quando aspettando il mattino un messaggio mi ha ricordato che ci sei, non ho potuto non chiamarti. Non ho potuto non dirti che erano ad est le coordinate dei tuoi passi, che erano ad est i colori del tuo dirmi che non può finire che non può continuare.
Agamennone non può piangere – ti dicevo - e scivola come miele la tua ombra di vento nel vino di ieri.

domenica 17 ottobre 2010

Bussare in rima.

Prossimità manchevoli, consumate nel prima e nel dopo dei tuoi convincimenti.
Mentre solletichi piano le vertebre nel respiro sincopato della pelle, una candela due candele si spegne si spengono. Ti vedo qui, mi dici, come tempo che si stringe e che si sente.
E intanto snodi il filo che di fianco ti tiene, che s'annoda nel fondo delle tasche lise.
Non era il vento, non pioverà.
Sarà stato l'inverno, ripasserà.

sabato 9 ottobre 2010

Nove giugno. ( Ripescato per caso..)

Ultimo giorno di liceo.
Il caffé si fredda aspettando il tuo buongiorno, uno straccio di quel che chiami storia.
E poi le foto, i saluti, l’ansia dei giorni che restano, i libri, gli appunti, i fiori, una frase, una lacrima, i tuoi colori e la penna che scrive i tuoi silenzi.
Ordino cioccolato e fior di latte per il mio umore.  E non ripetermi quanto tempo sia passato, quante storie, quanti sguardi e le carezze che ci siam persi per strada, occupati come siamo a vivere qualcosa che non c’è.
Chiuso per ferie, dice il cartello. 
Chiudo anch’io allora, e non ingrasso di te. Senza il dolce, che razza di amore è ?

giovedì 7 ottobre 2010

Di pensier in pensier, di monte in monte

Stasera mi sei passato accanto.
Trascende ogni mio controllo, mi dicevo, posandoti le labbra sui lobi ancora umidi di pioggia.
Autogrill di Guccini, le tue dita che sfilano i capelli portandoli piano dietro le orecchie, il tuo fiato sul mio collo, la violenza di quello che non dici; tutta la notte ad aspettare un saluto a pensare che è tardi ora per pensare per pensarti per amarti persino.
Stasera mi sei passato accanto.
Pioveva. E tu eri lì.



Poscia fra me pian piano: // Che sai tu lasso? forse in quella parte // Or di tua lontananza si sospira: // Ed in questo pensier l’alma respira.»

Petrarca