lunedì 1 febbraio 2010

di Metone, l'Haiku.

Come dell'attesa della neve che ritarda il suo profumo, come del cielo d'inverno gravido sotto i lampioni della piazza, sorridi del mio sguardo perso nel dove di un respiro.
Ci sarebbe da raccontare del calcolo, dei decimali che sottendono il ritmo dei pensieri, delle variabili a cui tendono il mio e il tuo destino, delle probabilità con cui lo stesso giorno di diciannove anni fa si stesse nel cielo assistendo al medesimo spettacolo che stanotte ti tiene abbracciato alle stelle e mi lascia sognare che bastino, soltanto che bastino diciassette sillabe a dirti rimani. Rimani. Nient'altro.


" Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca."

Sanguineti.

3 commenti:

  1. E se mi sfiori
    rinasco come onda
    Da un vulcano.

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  2. SENZA ESCLAMATIVI

    Com'è alto il dolore.
    L'amore, com'è bestia.
    Vuoto delle parole
    che scavano nel vuoto vuoti
    monumenti di vuoto. Vuoto
    del grano che già raggiunse
    (nel sole) l'altezza del cuore.

    Giorgio Caproni

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  3. bellissime entrambe...

    :-) grazie!

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