domenica 21 febbraio 2010

Agamben ed I segni diacritici.

Non era forse un gioco - mi dico - scomporre parole per farne altre, nascoste nel seno di uno spirito aspro che mal pronunciamo per la fretta e che s'offende per la trascuratezza d'un gesto che rimane nel mezzo delle nostre disattenzioni. Ma le mie dita sul tuo volto seguono tracciano confini linee di sospiri senza voce dove il bianco e il nero della vita non sono che illusorie assenze di un divenire mediano e costante, riflessi di luce nei vetri bagnati di un bar dove beve da solo il poeta che non ha versi per noi, ubriachi di stelle.



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venerdì 12 febbraio 2010

Ku e le Previsioni.

Ci mette in guardia il telegiornale: l’inverno più duro degli ultimi venti anni. Quasi mettesse alla prova la pigrizia dei pensieri che oggi avrei immaginato persi nel vento, ombre in un blu che non si vede. E la tua penna sul tavolo gli appunti distratti ed il tè ormai freddo non sono che segnali della forza che malgrado l’inverno ci vince, della vita che s’attacca alla pelle nel cuore. Un po’ come la storia della non sostanzialità, di ciò che esiste e allo stesso tempo non c’è. Dei ricordi delle immagini degli istanti passati appena adesso,svaniti dal presente ma inesorabilmente incisi nella tela del tempo, alla velocità della luce. E se può consolarmi, consolare me, sarà meglio uscire, fingendo che tu non sappia ancora come rispondere al vento che chiama – lo senti? – e che sposta pagine già lette di un libro che mai, mai ho pensato di non terminare.

lunedì 1 febbraio 2010

di Metone, l'Haiku.

Come dell'attesa della neve che ritarda il suo profumo, come del cielo d'inverno gravido sotto i lampioni della piazza, sorridi del mio sguardo perso nel dove di un respiro.
Ci sarebbe da raccontare del calcolo, dei decimali che sottendono il ritmo dei pensieri, delle variabili a cui tendono il mio e il tuo destino, delle probabilità con cui lo stesso giorno di diciannove anni fa si stesse nel cielo assistendo al medesimo spettacolo che stanotte ti tiene abbracciato alle stelle e mi lascia sognare che bastino, soltanto che bastino diciassette sillabe a dirti rimani. Rimani. Nient'altro.


" Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca."

Sanguineti.