giovedì 14 gennaio 2010

Battiburro.

Fili elettrici, pericolose tentazioni di luce, mi ricordano il tuo essermi dannoso, di quando ho cercato quel termine sul dizionario non trovandone la voce. Che sia il silenzio il segreto del tuo dirmi che m’ami? Che sia la pioggia la vera unica carezza delle tue lacrime?

E risalendo il fianco della collina è la tua mano che manca all’appello, il tuo fiato che corre tra le foglie gelate scoprendone tagèti in fiore.

Disegni a margine dei fogli tracciano i contorni di te che mi lasci immaginare il termine insieme e cancellare dopo la precaria realtà delle sillabe.



Ispirata da:

http://www.la-poesia.it/stranieri/inglesi/europei/beckett/SB_due_posie_cascando.htm

3 commenti:

  1. precaria realtà??
    quella delle sillabe è l'unica realtà sicura...

    lillo

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  2. non ne sono così convinta..
    le sillabe sono a volte precarie ridicole persino coperte per proteggerci da noi stessi dalla realtà..
    non sempre, per fortuna..

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  3. secche e storte sillabe direbbe montale oppure :

    H.M. Enzensberger


    Poesia del guanciale

    Perché fino alla punta delle dita
    sei presente, perché hai desideri,
    per come pieghi i ginocchi
    e mi mostri le chiome,
    per il tuo tepore
    e la tua oscurità;
    per le tue frasi dipendenti,
    i gomiti non prepotenti
    e l’anima materiale
    che nella fossetta
    sopra la clavicola balugina;
    perché sei andata
    e venuta, e per tutto
    ciò che di te non so
    queste mie esili sillabe
    son troppo poco – o troppo.

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