giovedì 9 dicembre 2010

Di dicembre.

Lì ragioni distanze, equazioni di silenzi che lasci scrivermi sulle labbra.
La ricerca di parole che dicessero che mentissero i miei fraintendimenti ti ha condotto alla porta delle mie debolezze. Che sia poi sempre nuova la scoperta lo dicono anche le comete avvistate nella notte dai satelliti della tua veglia.
Perso il sonno - racconti - non resta che il conforto confronto del cielo, delle sue lontananze.
Lascio a te le rime del caso, gli scarti d'entusiasmo, le insonni etimologie degli inverni, la polvere dorata dei finali.
Qui, io, permetto solo al sonno di sognarti.

lunedì 29 novembre 2010

Citazione.

Appeso al frigo l’elenco della spesa con la calamita del nostro viaggio tra le strade di Praga.
Ritorna il vento a spostare fasci di luce giù in strada, ritornano i gatti  i punti le virgole le tue parentesi e i tuoi discorsi indiretti.
Cambiare invertire l’ordine delle cose, partire dalla fine per poi riscoprire l’inizio come fosse chiave e senso del tutto, chiamare chiamarti per nome per poi capire di non averlo mai fatto in tutto questo tempo, scusarti scusarmi per le parole  -  ora nessuno sviene per quisquilie del genere, il cuore a pezzi o simili –  .
Lontano spie intermittenti ti riportano sui passi delle mancate vicinanze.
Una carezza, i tuoi sogni,
e al telefono sei tu.

martedì 23 novembre 2010

Solo andata.

Scarti di puntualità prossimi all’arrivo. Soste di vento tra i rami annunciano predicono il tuo giungere lontano e lontano ripartire. E se aspettarti dovrà il giorno nei colori della strada la pioggia - dicono  - cancellerà tracce di recenti inondazioni.
Siamo quasi arrivati mi dice. E mi distrae dal sentiero che vedo scomparire nella trasparenza del vetro negli archi riflessi tra le gocce di pioggia che cadono veloci irregolari.
Come te
che fuggi chissà dove, e senza di me.

martedì 16 novembre 2010

Il mio tu è un istituto

E ritorno ai confini, alle linee che restano ancora da tracciare nelle curve dei tuoi silenzi.
Renderà l’alba l’equazione delle mie variabili, come gesso che s’assottiglia tra le tue dita stanche, come il cielo alla stazione che mi aspetta solitario, di venerdì.
Prenderò in prestito numeri simboli funzioni dai tuoi fogli.
Conterò i luoghi dove non ci sei come tappe obbligate delle mie malinconie e rilegherò per te quel che resta delle nuvole del blu della nebbia.
E nell'accento il segreto di quel che non dici si slontana. Non hai paura del buio, tu?




Si dice ch’io non credo a nulla, se non ai miracoli.
Ignoro che cosa credi tu, se in te stessa oppure
Lasci che altri ti vedano e ti creino.
Ma questo è più che umano, è il privilegio
Di chi sostiene il mondo senza conoscerlo

lunedì 8 novembre 2010

Dialoghi con Leucò.

Insiste nell'accompagnarmi sino a  casa, infastidito dalla disarmonia dei passi, dei rumori e del tempo che inizia a far piovere. "Dov'eri?" mi chiede "Dov'eri fino ad ora?"
Ci diciamo buonanotte, lasciamo al buio i ricami di un silenzio che tarda a svanire.  -
mi ostino a giustificarti, a nobilitare il destino che hai scelto per la nostra storia quasi fosse pari a quello di Orfeo con Euridice ma l'alveare che osservi di ritorno non è che l'assenza di te che cresce con l'inverno che viene.


Settembre 2010
Ispirato dalla curiosità di Lillo.

sabato 6 novembre 2010

Ricette d'inverno.

Discutevamo sulla negazione, sul passaggio dall'essere o meno bianco o nero pioggia o vento ora o mai più.
Come il salto che divide il testo dai miei presentimenti, come la traccia che segui sulla mappa dei tuoi incanti, disattende la notte l'incontro dei pensieri.
Non so più scrivere poesie - ti dico.
Ed in cucina è già pronto il dolce, le tue spine.

domenica 24 ottobre 2010

Le cose che contano.

Non mi riesce ancora di versare liquida la luce dei tuoi inadempimenti, delle tue promesse sulle foglie di the.
Quando dietro di me ho sentito un uomo parlare dell’anello da regalare alla sua donna, quando aspettando il mattino un messaggio mi ha ricordato che ci sei, non ho potuto non chiamarti. Non ho potuto non dirti che erano ad est le coordinate dei tuoi passi, che erano ad est i colori del tuo dirmi che non può finire che non può continuare.
Agamennone non può piangere – ti dicevo - e scivola come miele la tua ombra di vento nel vino di ieri.

domenica 17 ottobre 2010

Bussare in rima.

Prossimità manchevoli, consumate nel prima e nel dopo dei tuoi convincimenti.
Mentre solletichi piano le vertebre nel respiro sincopato della pelle, una candela due candele si spegne si spengono. Ti vedo qui, mi dici, come tempo che si stringe e che si sente.
E intanto snodi il filo che di fianco ti tiene, che s'annoda nel fondo delle tasche lise.
Non era il vento, non pioverà.
Sarà stato l'inverno, ripasserà.

sabato 9 ottobre 2010

Nove giugno. ( Ripescato per caso..)

Ultimo giorno di liceo.
Il caffé si fredda aspettando il tuo buongiorno, uno straccio di quel che chiami storia.
E poi le foto, i saluti, l’ansia dei giorni che restano, i libri, gli appunti, i fiori, una frase, una lacrima, i tuoi colori e la penna che scrive i tuoi silenzi.
Ordino cioccolato e fior di latte per il mio umore.  E non ripetermi quanto tempo sia passato, quante storie, quanti sguardi e le carezze che ci siam persi per strada, occupati come siamo a vivere qualcosa che non c’è.
Chiuso per ferie, dice il cartello. 
Chiudo anch’io allora, e non ingrasso di te. Senza il dolce, che razza di amore è ?

giovedì 7 ottobre 2010

Di pensier in pensier, di monte in monte

Stasera mi sei passato accanto.
Trascende ogni mio controllo, mi dicevo, posandoti le labbra sui lobi ancora umidi di pioggia.
Autogrill di Guccini, le tue dita che sfilano i capelli portandoli piano dietro le orecchie, il tuo fiato sul mio collo, la violenza di quello che non dici; tutta la notte ad aspettare un saluto a pensare che è tardi ora per pensare per pensarti per amarti persino.
Stasera mi sei passato accanto.
Pioveva. E tu eri lì.



Poscia fra me pian piano: // Che sai tu lasso? forse in quella parte // Or di tua lontananza si sospira: // Ed in questo pensier l’alma respira.»

Petrarca

martedì 28 settembre 2010

Raccolta differenziata.

Avrei voluto regalarti la decisione che non ho, che non ha nemmeno la notte.
Scrivi “di giorno ho paura di quello che non dici, di notte di quello che potresti sognare, che potresti desiderare” . – Cos’è la paura ? – ti chiedo, cos’è un colore? Cos’è quel filo teso tra i tuoi occhi e l’alba che abbracciandomi vedi venire?
Invidiamo il vento, la leggerezza delle sue carezze, l’autorità delle punizioni che infligge ai pensieri incamminati verso la luce degli angoli, delle finestre.
Prepari il caffé, ancora assorto, quasi fosse vetro anche il sapore, mattutino,della felicità.



mercoledì 15 settembre 2010

Pulizie di stagione.

Non c’era spazio, dicevi, per tenere tutto a mente dei miei ripensamenti.
In vetrina fiori e vinili annunciano cieli di piogge, veloci binari di luce che stridono graffiano i riflessi sugli specchi. Le tue mani, sì le tue mani sulla mia pelle, le parole lasciate in aria senza fiato ora si completano. Una ad una. Trovano la giusta collocazione tra i rami, tra i capelli che sfiori nel vento, nelle foglie che calpesterai in inverno quando il freddo soltanto ostacolerà la fuga.
Mi ricordo di te, ogni tanto.
Si fa posto da sé l’amore, il viola, la casualità.

domenica 5 settembre 2010

Conta le nuvole, il tempo verrà.

Cartoline dai tuoi viaggi mi dicono di quanto lontane siano le destinazioni dei nostri silenzi, della pioggia che ne venne, del freddo che improvvisò il tuo mancare il tuo non esserci ancora non esserci più.
Tamburi e violini cantano per strada umidi propositi autunnali, annunciano percorsi indirizzi traiettorie che lente s’insinuano nelle tasche delle mie disattenzioni. - Di quando ti porsi il bicchiere pensandoti accanto e ti scrissi che era tempo di lasciare al vento pensieri sgualciti e che cadevano violenti i tuoi disamori le tue noie le mie ilarità - .
Porta il tempo, tempo al tempo, rincorri il tempo che il tempo vola e domani in Olanda chissà chetempofarà.

domenica 29 agosto 2010

L’oroscopo di ieri.

Nel promemoria cancella in fretta i segni in rosso delle prossime festività, le coordinate in verde di affinità sensoriali.
Lascia che le dita sfiorino i contorni, la pelle seguendo percorsi di ambra di sole di maree, che gli occhi chiudano le serrande del disincanto sedendole accanto, che le parole tacciano il respiro mancato.
S’è perso forse il tuo amuleto, non l’ho più visto torcersi nell’incavo delle tue mani, piegarsi un poco nell’inchino di una tua carezza.
Tradisce la luce la tristezza di una luna che scompare.
Tradisce anche il pianto quando è sera e i gatti, soltanto loro, mi chiedono di te.

martedì 17 agosto 2010

Imparare a stirare.


Aveva il desiderio delle camicie bianche. Ne studiava i bottoni, dovevano essere senza quel leggero alone giallo che si scorge nella trasparenza dell’osso. Li tirava con le dita. Dovevano essere cuciti come una volta, con almeno quattro giri di filo alla fine e l’ago passato di traverso da una parte all’altra della stoffa. Aveva il desiderio di un uomo che portasse solo camicie bianche. E ne arrotolasse solo un  poco le maniche.
Basterebbe restasse tra loro la luce di un tramonto invernale, pulito dagli umori estivi. - e forse un giorno te lo dirò.

venerdì 6 agosto 2010

13 minuti di attesa.

Se fosse meglio cercare o trovare mi chiedevi un tempo immaginando risposte che oggi ancora non ti ho dato non ti ho scritto. E la luna visibile poco al telescopio s’avvia al plenilunio e non vede non sa degli specchi sul mare delle luci del porto del faro lontano all’orizzonte dei tuoi viaggi.
Ed al ritorno si fa calda la notte, denso il ricordo e corto il fiato dei passi. Quasi a casa, quasi a stendere panni bagnati sui fili di sabbia a cantare al buio la luce dei binari sicuri.
Il vento ritorna tra i rami tra le curve che abbracciano il monte al mattino.
Polvere rossa sul cuore e la pioggia, sottile, alla stazione di Lamezia.

domenica 11 luglio 2010

Orientarsi con le stelle.

Terzo capoverso, prima di iniziare. Come promesso la notte tormenta e confonde i fili sparsi delle mie lontananze. Dettagliate dimostrazioni ci informano degli angoli ai vertici delle nostre distanze, dell’inappropriato tentativo di scrivere il tempo, di pensarlo, di viverlo più che di viverci.
Ma se il tuo arrivo ha il suono lontano del mare, se il tuo sguardo non ha pietà dei miei pensieri, se s’infrange il desiderio la speranza l’amore persino l’amore , cosa resta? Cosa scrivere? Cosa scriverti e in che modo? È la notte che scivola lenta sulla pelle delle mie disillusioni a illuminare le tracce della tua sfida, delle mie promesse non mantenute.
Sarai la bussola per le mie navigazioni, la vela delle mie traiettorie ed un racconto di tre pagine appena.
E molto di più. 



Poi tu metti la mano sulla mia

e io resto indietro di un respiro.

«E questa è una maniera», mi dici.

«Di lasciarsi?», ti chiedo. «Sì, così».


venerdì 25 giugno 2010

Solo et pensoso

Dove hai nascosto il sole? Dove hai taciuto i versi che d’improvviso scrivesti per l’imminente partenza?
Non riconosco in te quel vento di silenzi che ora non spieghi, quel gelido voltarti a dirmi che ora è tardi che ora è presto che ora non è ora. E se di colpo, tra i respiri che cadenzano il passo, dovessi accorgerti dell’ombra, della costante di vuoto che ti insegue, non fermarti ti prego non fermarti.
Non riconosco in te quel vento di silenzi che ho nel cuore, rallenta il giorno sempre più veloce intorno al sole dei tuoi dubbi e delle certezze, rivoluziona intorno ai tempi che del viola perdono il colore.
Eri luce, meravigliosa.
- Nella virgola il respiro che si spezza, che trattiene il cuore più su, sino a sparire nel tempo imperfetto che ti tiene che ci tiene e che non grida aiuto, ora, nei tuoi occhi.



 Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.



venerdì 18 giugno 2010

È quasi afelio.


Del pianto che ne venne, dell’odore di pioggia tra le nuvole ed il sole  - come varchi d’aria al tuo arrivo -  resta l’odore sulle dita.  Suonasti fino all’alba e non sapevi non sapevo di chi fossero i sogni consumati tra le note, di chi le parole, di chi i silenzi, di chi la vita.
Il caffé si fredda aspettando il tuo buongiorno, uno straccio di quel che chiami non chiami, m’ama non m’ama.
Il cammino in attesa, la strada che conduce e che non dice, gli occhi che ti guardo e che non vedo. E ti racconto. E ti ricordo.
Temo il risveglio, temo il ritorno, temo di temerti di non tenerti.
Ti capitano in mano cose, fotografie, libri dimenticati. Prende polvere anche la bellezza.

sabato 29 maggio 2010

Anaciclosi

Uno più uno uguale uno. Una goccia d’acqua più un’altra goccia d’acqua formano una goccia ancora più grande.
Se oggi fosse ieri riscriverei tutto daccapo.
Se ieri fosse oggi luciderei cornici, nella speranza che ritorni.
Conquistami ancora domani.
E parlami di Kant.


lunedì 24 maggio 2010

Musa di maggio.

“ I - n - s p i r a m i mi dice salutando a gocce la danza dei tuoi sorrisi.

La curva delle tue labbra è la sua vertigine, alcova che si nutre di respiri .

Chi mente allora alla gravitazione dei pensieri? Chi abbandona bottoni tra le spighe o trascrive le piogge dei tuoi ritorni?

Di quando ho sognato di baciarti il fiato e l’aria che intorno ti carezzava il viso non resta che il ritmico andamento di un’ellissi di suono, l’ipnotico avvolgersi dei fiori tra gli steli del buio.

E quando ho sperato di renderti il gesto, di scriverti - per te - le acrobazie dell’alba, era già sorto il sole tra le persiane e non mi riesce ora di contare, se non con te, le lacrime di luce che commuovono

dense

la luna nuova.


venerdì 14 maggio 2010

domenica 9 maggio 2010

Fotografia.

Dovrò rendere a te le spiegazioni della fine. Di specchi nutri le tue luci e mi chiedi di guardarti quasi sapessi in cuor tuo che solo di riflesso è svelato il mio sorriso. Non sarà l’attesa a riempire i passi che segui come tracce distratte, non sarà l’incenso nella stanza a nascondere le spezie che addosso sento di cercarti. E se solo tardasse ancora la luna, se solo il fuoco si spegnesse in fretta riusciremmo ad esprimere desideri nell’ultimo cielo cadente di maggio. Ma mi sfiori ( immagino immagina ) con la piuma del cappello e continui a scrivere dei tuoi – dei miei - sogni mancati.

Lui : La chat ha dei problemi..

Io: La felicità anche.




giovedì 29 aprile 2010

Puntuale, l'analemma.

Guardami. Come in un gioco di scacchi – mi insegni- anche qui vige la regola del prima e del dopo del quando e perché . Non lasciarti scappare gli zeri, l’ordinata sequenza di conclusioni che conducono a me. Persino il mezzogiorno disattende la norma, persino il sole si piega alle stelle ed il tempo vero non è che un’illusione strategica di metter sotto scacco la vita.
Quel che resta del pensiero è la sola certezza del tempo passato, brandelli di luce negli occhi del Re e del suo alfiere.
Sbrigati è tardi mi dici. Sono già lì, non te ne sei accorto?


venerdì 23 aprile 2010

Metereopatia.

La linea bianca e il guard reil. Pioveva.

E mi mancavi.



martedì 13 aprile 2010

Del Multiverso, l’elenco.

Ho contato i petali venir giù dagli alberi bianchi, lungo il sentiero .
Non ho più rilegato i tuoi fogli, i respiri che scrivi seguendo le correnti di nuvole che si fanno spazio tra le scie. Ne ho dimenticato l’ordine, l’inizio la fine quasi che a contare fossero gli accenti - accidenti - delle carezze.
Fu un guaio l’essersi abbracciati, tu ed io, nel rumore della pioggia tra gli ombrelli. Non sapevamo ancora dell’inevitabile recessione, delle ipotesi, anch’esse lontane, sull’origine degli istanti, sullo scarto infinitesimo che ci divide dal capire e che ci fa sperare che nel sentiero prima o poi sia indicata la direzione.
Niente numeri per la pelle che scorre tra le dita del tuo ritorno. Solo asintoti di luce – annoto – da ricordare.

mercoledì 17 marzo 2010

Eta Vir. (in partenza.)

Al buio lasci che sfili i bracciali che t’hanno svegliato. Mi dici ti sognavo ed io non c’ero lo so. Aspettavo di scorgere il segnale d’inizio nel buio, il radiante culminare nel cielo di marzo. Ma la luna fa troppa luce ed io non posso guardarti, non posso dirti del respiro del mare tra i capelli, della sabbia bagnata rimasta sui jeans.

Ripongo al sicuro in valigia il tuo amuleto tra la sciarpa ed il plaid, perché bisogna augurarsi che sia propizia la notte, che sia silenziosa la marea e lasciare all’onda il tempo di portare con sé il rumore degli sbagli.

Ed ora che sei qui non so consolarti mi dici. Sono lontana lo sai, e non ti sfioro non ti sfioro mai abbastanza. Ma ti chiamo ti chiamo nel cuore dell’ultima notte d’inverno e ti chiedo come stai.

Cosa n’è stato del vento sugli orli del tuo sguardo, della vertigine che sfiorandoti ti annunciò al cielo dei miei bisbigli?

D’inventarci non abbiamo più la forza e di scriverci chissà, forse solo questo possiamo.

mercoledì 3 marzo 2010

Di te, l’Aberrazione

Permettimi di disegnarti, di scrivere l’arco delle spalle volte all’oriente dei tuoi baci.
Perché di sogni di pensieri mi hanno nutrito le stelle, di buio le tue parole, di blu le tue mani che scivolano lungo il bordo delle strade per fotografarne la fine l’inizio la poesia.
Ma se l’inchiostro ha ancora forza se solo ne avesse saprei dirti dove portano i sentieri di luce negli occhi, dove s’annidano i silenzi, piogge d’oro sulle dita.
“Tutte le mie lettere, solletico su di te, sono come lacrime, inchiostro nero, lacrime a biro.”.
Non cercarlo adesso il confine, il limite, la siepe dei perché oltre lo sguardo di uno scatto, qualche grado più ad est la risposta, qualche raggio più in là l’immagine di noi.

È per te, arriva tardi, ma continua pure a sognare.


http://www.youtube.com/watch?v=xJioXiNZMoc&feature=related

domenica 21 febbraio 2010

Agamben ed I segni diacritici.

Non era forse un gioco - mi dico - scomporre parole per farne altre, nascoste nel seno di uno spirito aspro che mal pronunciamo per la fretta e che s'offende per la trascuratezza d'un gesto che rimane nel mezzo delle nostre disattenzioni. Ma le mie dita sul tuo volto seguono tracciano confini linee di sospiri senza voce dove il bianco e il nero della vita non sono che illusorie assenze di un divenire mediano e costante, riflessi di luce nei vetri bagnati di un bar dove beve da solo il poeta che non ha versi per noi, ubriachi di stelle.



http://viomarelli.splinder.com/post/19480375


venerdì 12 febbraio 2010

Ku e le Previsioni.

Ci mette in guardia il telegiornale: l’inverno più duro degli ultimi venti anni. Quasi mettesse alla prova la pigrizia dei pensieri che oggi avrei immaginato persi nel vento, ombre in un blu che non si vede. E la tua penna sul tavolo gli appunti distratti ed il tè ormai freddo non sono che segnali della forza che malgrado l’inverno ci vince, della vita che s’attacca alla pelle nel cuore. Un po’ come la storia della non sostanzialità, di ciò che esiste e allo stesso tempo non c’è. Dei ricordi delle immagini degli istanti passati appena adesso,svaniti dal presente ma inesorabilmente incisi nella tela del tempo, alla velocità della luce. E se può consolarmi, consolare me, sarà meglio uscire, fingendo che tu non sappia ancora come rispondere al vento che chiama – lo senti? – e che sposta pagine già lette di un libro che mai, mai ho pensato di non terminare.

lunedì 1 febbraio 2010

di Metone, l'Haiku.

Come dell'attesa della neve che ritarda il suo profumo, come del cielo d'inverno gravido sotto i lampioni della piazza, sorridi del mio sguardo perso nel dove di un respiro.
Ci sarebbe da raccontare del calcolo, dei decimali che sottendono il ritmo dei pensieri, delle variabili a cui tendono il mio e il tuo destino, delle probabilità con cui lo stesso giorno di diciannove anni fa si stesse nel cielo assistendo al medesimo spettacolo che stanotte ti tiene abbracciato alle stelle e mi lascia sognare che bastino, soltanto che bastino diciassette sillabe a dirti rimani. Rimani. Nient'altro.


" Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca."

Sanguineti.

mercoledì 20 gennaio 2010

Bohème.

L'emozione ha bisogno di distanza - mi dici porgendomi il cappotto, tra i velluti del teatro dove abbiam visto un amore finire.
Ed è tra "sogni usati" e cantastorie che vedo il vento dei tuoi occhi, il buio del tuo dirmi che è difficile sperare, difficile chiudere le porte del cuore.
Ma quel che fa paura è per te traccia sentiero da seguire, crepuscolo del giorno che nasce, luce del viso che piange.
- Non morire Mimì, non morire.. - ti sussurro troppo tardi, tra i violini e gli archi dei tuoi perchè.

giovedì 14 gennaio 2010

Battiburro.

Fili elettrici, pericolose tentazioni di luce, mi ricordano il tuo essermi dannoso, di quando ho cercato quel termine sul dizionario non trovandone la voce. Che sia il silenzio il segreto del tuo dirmi che m’ami? Che sia la pioggia la vera unica carezza delle tue lacrime?

E risalendo il fianco della collina è la tua mano che manca all’appello, il tuo fiato che corre tra le foglie gelate scoprendone tagèti in fiore.

Disegni a margine dei fogli tracciano i contorni di te che mi lasci immaginare il termine insieme e cancellare dopo la precaria realtà delle sillabe.



Ispirata da:

http://www.la-poesia.it/stranieri/inglesi/europei/beckett/SB_due_posie_cascando.htm