giovedì 9 aprile 2009

L'ultima.

È l’ultima, mi dico, anche se non ci spero molto. È l’ultima, me lo sento.
Eppure par che mi dispiaccia congedarmi da te, da questo inchiostro che troppo a lungo e troppo intensamente ha parlato di te, ha macchiato di te questa carta ormai ingiallita dal tempo, dalle stagioni. Chissà a cosa serve, poi, questa lettera che tento di scrivere nel buio della mia stanza stanotte che non c’è nessuno qui se non quella tromba straziante di Fresu che sembra guardarmi negli occhi e sembra gioire del suo pezzo riuscito grazie alle lacrime che verso per te. Ed è l’ultima volta, lo giuro. Lo giuro sul ricordo di te ormai andato, volato con le nuvole dell’inverno.
È solo tempo, tempo che passa avrebbe detto lui, e mi avrebbe un tempo convinto di questo guardandomi negli occhi e leggendomi dentro. Le palpebre stanche non trovano spazio nel sole d’Aprile che raccoglie i pezzi caduti di questa città.
Parto e ti dico addio.
È una lacrima, sì. Ma è l’ultima.
È notte. Ma non ho paura.

1 commento:

  1. dani fa male scrivere di notte, vengono fuori sempre cose malinconiche... meglio di prima mattina, se non altro aiuta l'evacuazione...

    ;-)

    indovina chi sono?

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