mercoledì 3 gennaio 2018

Nulla sanno le parole

Questo blog ha accolto la mia scrittura per molti anni, l'ha tenuta in vita e lo farà ancora, ma ha reso anche possibile adesso la pubblicazione di questo libro: Nulla sanno le parole, Pietrevive editore.
Lo trovate disponibile a questo indirizzo:
https://www.pietreviveeditore.it/prodotto/nulla-sanno-le-parole/

lunedì 23 ottobre 2017

Fabulae poetarum


Ci pensi mai alla gravità dell’autunno che cade nelle foglie, all’edera che cresce sui muri o alle finestre, come tempo che ci chiede spazio?
Le stanze dov’è la nostra vita, in tutto somiglianti a chi siamo diventati, dicono cronache con poca storia: potranno mai contare nelle tasche, in fondo ai cassetti, le assenze in un cinema, quel concerto, una sera sul rapido per Firenze? 
Irrinunciabili miti quotidiani sono gli scarti, gli accumuli immortali al trasloco. Qualcosa che si oppone al vento e a tutto questo secco rosso sotto i nostri passi;
qualcosa di tuo, nella vita che vedi.


Citazione corsiva da Sera di Gian Mario Villalta in Vedere al buio, Luca Sossella editore 2007.
Fabulae poetarum, alla lettera "racconti dei poeti", è l'espressione latina indicante i miti.

lunedì 2 ottobre 2017

Mandate a dire all'imperatore

Tengo per me cos’è il ricordo di una panchina, di noi che piano ci arrendiamo, leggendo Cappello, all’idea di esserci allontanati.
E gli ambasciatori non porteranno pena nel dirmi che adesso sei felice; tristezza sì, nel cuore, in un giorno di subito autunno.
Anche il cielo si tinge di rosa, raggruma nuvole di viola che tu non vedrai (invenzione recente, l’azzurro incostante del sereno) e raccontare vale ancora il gesto se tanto resteranno ferme le ombre, ferma la luce di una corsa non compiuta.
Manderò a dirti che scrivo di te per intervalli regolari di buio, che quando gli imperi crollano si fa vuoto tra le strade, nell’amore.



martedì 19 settembre 2017

Nome astratto

I cinque sensi ci ingannano sul significato della conoscenza: non trovano definizione i capitoli chiusi nei libri, i sorrisi distratti dentro una fotografia, il cesto di frutta che si fa presenza di noi in una casa.
Il pensiero non diventa storia, non riesce a diventare neppure biografia nelle occasioni che sprechiamo prevedendo altre sere in cui guardarci negli occhi.
E se nulla sanno le parole di fronte alle concrete esistenze che incontriamo, abbiamo veramente ricevuto qualcosa di cui essere responsabili? 
Avere riguardo per le piogge, lasciare che un passo possa ancora indovinarci nel buio: solo questo possiamo.

venerdì 30 giugno 2017

Vertere

L’esercizio della traduzione ci impone il rigore, la disciplina delle certe derivazioni lessicali: memorizzare i tempi e il sistema dei casi rende anche i pensieri più intricati delle sequenze scomponibili ed esatte.
I gesti quotidiani ci scoprono invece più fragili, ci illudono di aver inventato noi minuziosi riti d'appartenenza come piegare i vestiti con cura, guardare fuori mentre si fredda il tè, chiudere le persiane prima di concedersi alla notte. Ma la precarietà è permanente e l'equilibrio delle abitudini si scompone non appena il vento delle cose sembra alzarsi, portare scompiglio tra le tende.
Sfogliamo i nostri dizionari, scorriamo con scrupolo ogni voce per evitare un errore e annotiamo a margine insignificanti accorgimenti:
avere riguardo per i temporali, per l'eccezione alla regola da sempre studiata, per le infinite declinazioni del cuore.

domenica 21 maggio 2017

Fotosensibili

Le lezioni dei tronchi d'ulivo vicini al mare sanno ancora dirci tanto sullo scorrere del tempo, sui segni che lasciano i venti, il sale, gli improvvisi freddi.
Se solo fossimo pellicole, in una camera oscura, ancora in tempo per rendere visibili le rughe e il curvarsi su se stessi, come prove della resistenza al suolo anche povero, potremmo forse crescere, contare gli anni senza una sterile verticalità.
E imparare dai rami, oranti al cielo, a chiedere infinito aiuto, a farsi bastare l'aria, la luce, gli orizzonti del cuore.